Regioni
03 Aprile 2024L’azione dei governi in tema di sanità, ma anche di transizione digitale, ha individuato il problema delle “aree interne”: territori svantaggiati dove “il wi-fi prende poco”, e nell’ospedale non viene a lavorare nessun giovane
L’azione dei governi in tema di sanità, ma anche di transizione digitale, ha individuato il problema delle “aree interne”: territori svantaggiati dove “il wi-fi prende poco”, e nell’ospedale non viene a lavorare nessun giovane. Un problema che si riflette fino alle periferie delle città, piccole e grandi. “Urbes”, rivista quadrimestrale diretta da Federico Serra che si occupa di problemi legati all’urbanizzazione, nel numero di questa primavera si occupa di aree interne e di periferie. E raccoglie le testimonianze di esperti di sanità e di spazi, come l’architetto Renzo Piano, il presidente di Health City Institute Andrea Lenzi, il farmacologo ed ex DG Aifa Luca Pani, la sociologa Carla Collicelli e, dalla parte dei cittadini, nomi di spicco quali Teresa Petrangolini e Antonio Gaudioso. In città che crescono in altezza e dove l’umanità si rifugia cercando, tra enormi contraddizioni, di consumare tendenzialmente meno suolo possibile, le periferie geografiche corrispondono sempre più a periferie sociali, dove la popolazione è più vulnerabile e ha minore accesso ai servizi. Nell’articolo “Cittadini”, Antonio Gaudioso cita i documenti recenti che più contengono elementi di riforma e di innovazione per la sanità italiana: il DM 77 che nel 2022 ha ridefinito i modelli e gli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel SSN; il PNRR che –non solo attraverso il DM 77 – propone il concetto della “casa come primo luogo di cura”, con l’ambizioso obiettivo di trattare a domicilio 800 mila over 65 in più; la Legge Delega 33 arrivata nel 2023 e rivolta a migliorare la qualità della vita degli anziani e dei non autosufficienti con misure innovative e di integrazione sociosanitaria. Tutti e tre i testi, sospesi a successivi provvedimenti attuativi, passano per una rivoluzione: l’integrazione dei servizi sociali, legati ai Comuni, e di quelli sanitari, dipendenti dalle Regioni. Entrambe le entità territoriali, “piccola” e “grande”, in questo campo non appaiono sovraordinate, con la Regione che indica al comune cosa fare, né in competizione o “a sé”. Sono chiamate invece a collaborare, e i loro operatori, quelli sì, a raccordarsi in armonia. A capo della Segreteria tecnica del Ministero della Salute nei mesi del Governo Draghi, Gaudioso ricorda come in tutti i ragionamenti di policy l’”arretratezza” delle periferie compaia come un dato importante e non del tutto previsto: una scoperta. Calibrare l’offerta di salute ai gruppi di popolazione più svantaggiati, ad esempio, significa intanto individuare questi ultimi. Un’individuazione che si fa empiricamente, a partire dai servizi esistenti sui territori.
“Negli anni – sottolinea Gaudioso – con i fenomeni legati all’urbanizzazione, non vi è stata una contestuale ri-pianificazione dei servizi sociosanitari e ciò ha creato a persone con maggiori difficoltà economiche difficoltà nell’accedere sia ai servizi sociali e sanitari sia a metodi di trasporto efficaci”. In pandemia il problema si è sentito chiaramente in Italia. E si è manifestata “l’esigenza di ripensare il concetto di salute in ottica olistica, specie nelle periferie, con percorsi di prevenzione e di cura personalizzati per dare risposte soprattutto alle persone con maggiori motivi di vulnerabilità”. Come si afferra dalle leggi citate, “nell’offerta dei nuovi servizi devono avere un ruolo accentuato farmacie di comunità e medici di famiglia”. E si deve valorizzare la telemedicina: visite, consulti, monitoraggi da remoto, dalla postazione “hub” in ospedale (o in farmacia come prevede il nuovo testo sulle semplificazioni) a quella in casa a disposizione del paziente. Certo, serve anche il wi-fi. Ma “tutto ciò –osserva Gaudioso – non può prescindere dall’integrazione tra servizi sociali e sanitari e dal lavoro dei comuni fianco a fianco con le Regioni che hanno competenze diversificate. Gli aspetti economici, sociali e ambientali incidono profondamente sulla vita delle persone, sul loro benessere e sulla capacità di prevenire e curare (…) È necessario che amministrazioni locali e regionali lavorino insieme per il ridisegno dei servizi da quelli sociali e sanitari, tenendo conto degli aspetti ambientali, dell’organizzazione dei sistemi di trasporto e di tutto ciò che riguarda la semplificazione dell’accesso al diritto della mobilità delle persone, soprattutto in alcune aree della città”.
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