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20 Giugno 2023

Carenza infermieri, operatori di supporto e reclutamento all’estero. Le proposte del ministero della Salute

Tra le carenze di personale nel settore sanitario, quella che tocca la categoria degli infermieri è probabilmente la più grave, a incidere anche la considerevole quantità di dimissioni dalle aziende sanitarie per lavorare in autonomia. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha lanciato una proposta per far fronte a tale problema


Carenza infermieri, operatori di supporto e reclutamento all’estero. Le proposte del ministero della Salute

Tra le carenze di personale nel settore sanitario, quella che tocca la categoria degli infermieri è probabilmente la più grave, a incidere anche la considerevole quantità di dimissioni dalle aziende sanitarie per lavorare in autonomia.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha lanciato una proposta per far fronte a tale problema: operatori di supporto agli infermieri ma con una formazione più breve, per essere disponibili e impiegabili negli ospedali e anche sul territorio in tempi celeri. Sul tavolo del ministero della Salute c'è anche una seconda possibile misura: impiegare infermieri provenienti dall'estero, a patto che abbiano una formazione altamente specializzata in linea con quella prevista in Italia. «L'assistenza territoriale - ha spiegato - va potenziata con il personale. C'è un problema chiaro ed evidente di carenza per quanto riguarda il personale infermieristico, soprattutto nei prossimi tre anni: gli infermieri oggi hanno un percorso formativo lungo e complesso che comprende oltre alla laurea triennale, spesso anche una biennale specialistica e il dottorato di ricerca, per svolgere compiti sempre più qualificati. Stiamo valutando - ha quindi annunciato - di individuare nuovi operatori con percorsi formativi più brevi così da poter essere immessi più velocemente nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) per supportare il lavoro infermieristico che oggi è sempre più specialistico». Al contempo, per quanto riguarda gli infermieri, «un problema non solo italiano - ha precisato Schillaci - stiamo guardando con interesse anche ad altre nazioni che hanno come l'Italia un percorso di laurea di alto livello, per poter eventualmente attrarre da fuori, nei prossimi due e tre anni, il personale infermieristico necessario per rispondere a quelli che sono i dettami, in particolare della Medicina del territorio, sul Pnrr».

Numeri alla mano, la carenza di questi professionisti sta diventando sempre più allarmante. Secondo la Federazione nazionale degli ordini professioni infermieristiche (Fnopi), in Italia gli infermieri attivi iscritti all'albo sono circa 395 mila: 270 mila sono dipendenti del Ssn, 45 mila sono liberi professionisti e 80 mila lavorano per strutture private. Nel nostro Paese però, stima la Fnopi, servirebbero circa 63.500 infermieri in più rispetto a quelli attuali: 27 mila al Nord, circa 13 mila al Centro e 23.500 al Sud e nelle Isole. Numeri bassi anche rispetto al confronto con l'Europa. Come evidenzia infatti l'ultimo rapporto 'Health at a glance: Europe 2022' dell'Ocse in collaborazione con la Commissione europea, nel 2020 in Italia c'erano 6,3 infermieri ogni mille abitanti, mentre la media dei Paesi Ue era pari a 8,3. All'interno del personale sanitario, inoltre, si contavano 1,6 infermieri ogni medico, contro una media europea di 2,2. Varie le cause, a partire dalla disaffezione per una professione, affermano gli stessi infermieri, poco remunerata e molto faticosa, oltre allo squilibrio creatosi tra pensionamenti e nuove assunzioni. Insomma, è necessario risolvere le carenze ma, più in generale, avverte Schillaci, è ormai urgente rimettere mano all'intero sistema: «Credo che ci voglia una riorganizzazione generale del Ssn perché - chiarisce il ministro - ciò che chiedono gli operatori è un sistema più moderno. Accanto al lato economico, che è giusto, bisogna cioè anche offrire delle prospettive e una realtà lavorativa diversa». Una revisione del sistema per offrire aggiunge, una sanità «del terzo millennio, più vicina alle necessità dei pazienti». In questo quadro, conclude il ministro, «gli investimenti previsti nel Pnrr sono un capitolo importante» ma «sul capitolo Sanità sono stati messi poco più di 15 miliardi e se pensate che quasi 70 sono stati messi sul capitolo della Transizione ecologica, forse dare qualche soldo in più alla Sanità non sarebbe stato male».

A peggiorare la situazione è la fuga degli infermieri dal Ssn. Le situazioni meno felici si registrano in Piemonte, dove addirittura c'è almeno una lettera al giorno di dimissioni volontarie dalle aziende sanitarie della Regione. Seguono Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, senza dimenticare il Veneto e l’Emilia-Romagna. A tracciare il quadro Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato degli infermieri, Nursing Up, che documenta il problema in base alle segnalazioni dei rappresentanti territoriali del sindacato. «In Friuli - continua De Palma - le cifre sembrano già ad un punto di non ritorno: 1.530 dimissioni di operatori sanitari negli ultimi 3 anni, in una Regione che certo non è tra le più grandi, non può essere un dato da sottovalutare. Proviamo allora a chiederci quali sono le ragioni che spingono i nostri professionisti a cercare di svincolarsi  dalle aziende sanitarie di appartenenza, magari dopo aver faticato  tanto per vincere un concorso e ottenere un'assunzione a tempo  indeterminato. La verità è sotto gli occhi di tutti: l’infermiere medio non ce la fa più a rinunciare alla sua vita privata, non ce la fa più a sottrarre tempo alla famiglia», in una situazione di «disorganizzazione, turni massacranti, aggressioni». La professione perde sempre più di appeal. In Italia il 36% degli infermieri dichiara di voler lasciare il luogo di lavoro entro 12 mesi; di questi il 33% dichiara di voler lasciare la professione, dato che corrisponde a circa l'11% del campione generale, secondo i dati dello studio Rn4cast che riguardano una tendenza confermata anche da  studi successivi effettuati in altri paesi del mondo, compresi gli  Stati Uniti. Per De Palma «la responsabilità non è certo di quei professionisti che decidono, loro malgrado, di 'invertire la rotta’, ma di un sistema profondamente malato, che consente tutto questo e continua a compiere l'infelice e triste scelta di non pagare adeguatamente i suoi dipendenti, spingendoli a licenziarsi, salvo poi essere costretto a richiamarli, questa volta come libero professionisti, pagandoli molto di più di quanto non gli desse precedentemente. È davvero questo il modo di ricostruire il nostro sistema sanitario?», conclude De Palma.

TAG: INFERMIERI

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