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Professioni sanitarie

02 Ottobre 2026

CCEPS, quasi 900 procedimenti pendenti. Salutequità: intervento urgente sull’arretrato

In audizione alla Camera sul Ddl di riforma della CCEPS, Salutequità chiede tempi più rapidi, trasparenza e un intervento immediato sui procedimenti arretrati


camice

Sono 896 i procedimenti pendenti nel 2024 davanti alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), oltre 600 dei quali risalgono al periodo 2017-2022. Un arretrato che comprende anche ricorsi relativi a sospensioni e radiazioni dagli albi e che, secondo Salutequità, richiede un intervento immediato, senza attendere la conclusione dell’iter della riforma strutturale.

La proposta è stata avanzata da Tonino Aceti, presidente di Salutequità, durante l’audizione in Commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge AC 2880, presentato dai ministri Schillaci, Giorgetti, Nordio e Zangrillo e dedicato alla riforma della CCEPS. L’organizzazione propone di valutare un decreto-legge per ridurre l’arretrato e dare priorità ai procedimenti considerati più rilevanti per la sicurezza delle cure.

«Il disegno di legge affronta finalmente in maniera strutturale un problema reale – afferma Aceti – ma è lo stesso quadro descritto dal provvedimento a evidenziare l’urgenza dei tempi». Secondo il presidente di Salutequità, la tutela della salute non può attendere la conclusione dell’intero iter della riforma. Un eventuale provvedimento urgente potrebbe quindi intervenire sull’arretrato, lasciando al Ddl la ridefinizione stabile dell’organizzazione e del funzionamento della Commissione.

Tra gli interventi previsti dal disegno di legge, Salutequità valuta positivamente il superamento della sospensione automatica degli effetti della sanzione in caso di ricorso. Per l’organizzazione, la modifica dovrebbe però essere accompagnata da tempi certi e brevi sia per la fase cautelare sia per la decisione definitiva, con particolare attenzione alle controversie relative a sospensioni e radiazioni.

Un altro punto riguarda la trasparenza. Salutequità propone una relazione pubblica annuale al Parlamento con il numero dei ricorsi ricevuti e definiti, i procedimenti pendenti, l’anzianità dell’arretrato, i tempi medi e mediani delle decisioni, i dati sulle sospensioni e radiazioni impugnate e gli esiti aggregati.

«Una riforma non si misura solo dal numero delle nuove norme introdotte, ma dai risultati che produce», sottolinea Aceti. L’organizzazione chiede anche maggiori garanzie sulla terzietà e sulla gestione dei conflitti di interesse, attraverso dichiarazioni dei conflitti, obblighi di astensione e trasparenza sulla composizione dei collegi.

Salutequità propone inoltre di utilizzare in forma aggregata e anonima le informazioni provenienti dal contenzioso disciplinare per individuare eventuali fenomeni ricorrenti legati a comportamenti professionali, carenze formative o problemi organizzativi, con possibili ricadute sulle attività di gestione del rischio e prevenzione.

Infine, viene richiesta una valutazione dell’impatto della riforma dopo 12 o 24 mesi. Tra gli aspetti da verificare figurano la riduzione dell’arretrato e dei tempi decisionali e la sostenibilità della clausola di invarianza economico-finanziaria prevista dal provvedimento, sulla quale Salutequità esprime perplessità.

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