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Professioni sanitarie

29 Luglio 2026

Professioni sanitarie, occupazione all'87,9% a un anno dalla laurea

I dati del Rapporto AlmaLaurea confermano l'elevata occupabilità dei laureati dell'area tecnica, della riabilitazione e della prevenzione. Per il 90% degli intervistati il percorso di studi è coerente con il lavoro svolto


studente esame

Le professioni sanitarie continuano a garantire un rapido inserimento nel mondo del lavoro e un elevato livello di soddisfazione professionale. A evidenziarlo sono i dati del XXVIII Rapporto annuale del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, che registrano un tasso di occupazione dell'87,9% a un anno dal conseguimento della laurea per le professioni sanitarie. Entrando nel dettaglio, i laureati dell'area tecnica raggiungono un tasso di occupazione dell'84,9%, quelli della riabilitazione dell'88,5% e quelli della prevenzione del 77,9%, con tutte le professioni che si collocano tra il 70% e il 90% di occupati a dodici mesi dal titolo. "I dati parlano chiaro: le competenze delle professioni sanitarie che rappresento sono fondamentali per la tenuta del sistema salute, nonché immediatamente spendibili nel mondo del lavoro", commenta il presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, Diego Catania.

"Nel panorama incerto dell'occupazione giovanile, investire in un percorso di studi di area sanitaria tecnica, della riabilitazione e della prevenzione significa garantirsi un percorso lavorativo solido e sicuro e gettare le basi per una professionalità in continua evoluzione", dichiara Catania. Tra gli indicatori analizzati da AlmaLaurea spicca anche quello dell'"efficacia" del titolo di studio, cioè la percezione della coerenza tra il percorso universitario e il lavoro svolto. Per le professioni afferenti agli Ordini TSRM e PSTRP il valore si attesta intorno al 90%, a conferma di un'elevata corrispondenza tra le competenze acquisite durante il percorso accademico e quelle richieste dal mercato del lavoro. Secondo Catania, questo risultato testimonia la qualità della formazione universitaria e il ruolo svolto dagli Ordini professionali. "La misura di efficacia stimata dagli intervistati è una cartina al tornasole della qualità dei nostri percorsi accademici, che si mantengono allineati alle aspettative del mondo del lavoro grazie al continuo dialogo con l'istituzione ordinistica". Il presidente ricorda inoltre che gli Ordini partecipano alla definizione del fabbisogno formativo, contribuiscono alla valutazione delle competenze dei laureandi attraverso i commissari di laurea e svolgono un ruolo di raccordo tra università e sistema sanitario.

Anche il livello di soddisfazione lavorativa risulta elevato: gli intervistati attribuiscono al proprio impiego un punteggio medio di 8 su 10, un dato che, secondo la Federazione, riflette la capacità di queste professioni di offrire gratificazione personale, stabilità e un ruolo riconosciuto all'interno della società. Infine, in vista del test di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, in programma il 16 settembre, Catania rivolge un appello ai neodiplomati. "Si parla spesso della scarsa attrattività delle professioni, ma per una volta parliamo di chi sceglie questi percorsi e ne riconosce la qualità, la coerenza tra formazione e sbocchi professionali e la rapidità dell'inserimento lavorativo. In un contesto di rapidi cambiamenti, anche legati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, le professioni sanitarie continuano a evolversi mantenendo un ruolo centrale. Scegliere un percorso di laurea nelle professioni sanitarie non è solo una vocazione, ma un vero investimento per il futuro". 

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