scudo penale
05 Dicembre 2025Il presidente FNOMCeO Filippo Anelli chiede al ministro Schillaci di prorogare lo scudo penale per i medici, in scadenza il 31 dicembre, inserendo la norma nel decreto Milleproroghe

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO) chiede al ministro della Salute Orazio Schillaci di prorogare lo scudo penale per i professionisti sanitari, in scadenza il 31 dicembre 2025, sollecitando l’inserimento della misura nel prossimo decreto Milleproroghe per evitare un vuoto normativo.
La richiesta è firmata dal presidente Filippo Anelli, che evidenzia come l’attuale disciplina limiti la punibilità ai soli casi di colpa grave per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose, qualora i fatti siano commessi nell’esercizio della professione sanitaria e in condizioni di grave carenza di personale.
«Tra le ragioni principali sottese alla necessità di proroga della suddetta disposizione normativa – scrive Anelli – vi sono: le gravi carenze di personale e risorse che continuano a pesare sulla gestione sanitaria, il crescente contenzioso penale a carico dei medici con conseguenti danni reputazionali e spese rilevanti per i sanitari e il rischio di aumento del fenomeno della medicina difensiva».
Il presidente FNOMCeO richiama anche il percorso normativo in corso: il 4 settembre 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di un disegno di legge sulla responsabilità professionale, che prevede la punibilità dei professionisti sanitari nei soli casi di colpa grave al ricorrere di determinate condizioni. Tuttavia, i tempi dell’iter parlamentare vengono indicati come incompatibili con l’imminente scadenza dello scudo, prevista a fine anno, con il rischio «di creare un vuoto normativo».
Da qui la sollecitazione al governo affinché nel decreto Milleproroghe venga inserita «la proroga del termine della disposizione fino al perdurare del fenomeno della carenza di medici nel Servizio sanitario nazionale». La richiesta mira a garantire che «le particolari condizioni di lavoro derivanti dalla carenza di personale e dalla scarsità dei mezzi a disposizione» continuino a essere considerate nel regime di responsabilità penale, sollevando i professionisti sanitari nei casi di morte o lesioni «diversi dalla colpa grave» fino a quando le criticità attuali non saranno risolte o attenuate.
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