rapporto ocse
20 Novembre 2024L'Italia "si trova ad affrontare sfide significative riguardo alle risorse umane in ambito sanitario”. Lo dimostra il rapporto 'Health at a Glance: Europe 2024', presentato dall'Ocse a Parigi

L'Italia "si trova ad affrontare sfide significative riguardo alle risorse umane in ambito sanitario, dovute al progressivo invecchiamento di medici e al calo delle immatricolazioni ai corsi di laurea in infermieristica": è quanto si legge nella scheda consacrata all'Italia del rapporto 'Health at a Glance: Europe 2024', presentato dall'Ocse a Parigi. Dal rapporto emerge anche gli italiani sono un popolo di sedentari, ma con un'aspettativa di vita fra le più alte d'Europa. La pandemia di Covid aveva intaccato la longevità della popolazione tricolore, ma quel periodo nero ora sembra alle spalle, almeno rispetto a questo importante indicatore.
Carenza personale sanitario
Il rapporto mostra che, mentre l'Ue è alle prese con una carenza stimata di 1,2 milioni di operatori sanitari, l'Italia si trova in una posizione particolarmente precaria. "Il sistema sanitario del Paese, già messo a dura prova dall'invecchiamento della popolazione e dall'eredità della COVID-19, deve fare i conti con l'approssimarsi del pensionamento di una parte significativa della sua forza lavoro medica e con un interesse sempre minore per la carriera infermieristica", avverte l'Ocse, aggiungendo: "Con quasi il 25% della popolazione italiana di età superiore ai 65 anni nel 2023 - la percentuale più alta dell'Ue, insieme al Portogallo - e che si prevede raggiungerà oltre il 33% entro il 2050, la domanda di servizi sanitari in Italia continuerà a crescere. Ad aggravare questa sfida - avverte l'Ocse - la forza lavoro medica italiana è la più anziana dell'Ue, con oltre la metà dei medici italiani di età pari o superiore a 55 anni e il 27% di età pari o superiore a 65 anni - la percentuale più alta in Ue". "Si prevede che un'ondata di pensionamenti raggiungerà il picco nel 2025 e si normalizzerà solo alla fine del decennio", si legge nella nota. Per alleviare la crisi del personale sanitario, riepiloga il rapporto Ocse, il Governo ha temporaneamente sospeso l'età pensionabile obbligatoria di 70 anni per i medici del Ssn, ha aumentato il numero annuale di studenti di Medicina ammessi alle Facoltà di Medicina di oltre il 10% tra il 2017 e il 2022 e ha più che raddoppiato il numero di posti di specializzazione con il sostegno dei fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Quanto alle domande di immatricolazione ai percorsi formativi infermieristici, si sono quasi dimezzate dal 2012. Questa tendenza, unitamente all'emigrazione di laureati in infermieristica alla ricerca di retribuzioni più vantaggiose all'estero, solleva apprensioni riguardo alla capacità dell'Italia di colmare le future posizioni infermieristiche. "L'ampliamento del ruolo e il miglioramento della qualità delle condizioni di lavoro degli infermieri - avverte l'Ocse - sono fondamentali per attirare un maggior numero di persone verso questa professione". Sotto la media Ue anche i fondi per la salute. "La spesa sanitaria pro capite dell'Italia nel 2022 si è attestata a 2.947 euro, circa un sesto al di sotto della media Ue di 3533 euro".
Italia seconda in Ue per speranza di vita
Il report mostra come l'Italia abbia una delle speranze di vita più alte dell'Ue. Nel 2023, un bambino nato in Italia potrebbe aspettarsi di vivere in media 83,8 anni: il secondo livello più alto nell'Unione, subito dopo la Spagna, e 2,5 anni sopra la media Ue. Dopo un calo superiore alla media, pari a 1,3 anni, dovuto ai decessi Covid nel 2020, l'aspettativa di vita dell'Italia ha iniziato una ripresa e nel 2023 ha superato leggermente i livelli pre-pandemia, allineandosi alla tendenza osservata nella maggior parte degli altri Paesi dell'Unione europea. Come in altri Paesi europei, anche in Italia gli uomini hanno una speranza di vita inferiore rispetto alle donne. Nel 2022 - rileva l'Ocse - la speranza di vita delle donne italiane era di 84,8 anni, oltre 4 anni in più rispetto agli uomini (80,7 anni). Ma non sempre sono anni di qualità: come succede in altri Paesi Ue, le donne italiane trascorrono una percentuale maggiore della loro vita con problemi di salute e limitazioni dell'attività (20%) rispetto agli uomini italiani (17%), quindi il divario di genere negli anni di vita in buona salute è quasi nullo (meno di un anno). C'è poi l'impatto della sedentarietà. Il rapporto dell'Ocse mostra che la popolazione italiana ha uno dei tassi più bassi di attività fisica tra i Paesi dell'Ue. Nel 2019, solo il 19% degli adulti ha dichiarato di soddisfare il livello minimo raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di almeno 150 minuti a settimana di attività fisica. Questo dato, rileva il report, "è allarmante se confrontato con la media Ue del 32%". Il problema è ancora più marcato tra gli adulti più anziani in Italia. Meno del 10% degli over 65 rispetta queste linee guida, collocando il Paese nel terzo inferiore dei Paesi Ue per questa fascia d'età, rispetto al 22% medio dell'Ue. Non va meglio fra i giovanissimi: nel 2022, l'Italia ha registrato tra i Paesi Ue la percentuale più esigua di bambini di 11 e 15 anni che soddisfano le raccomandazioni Oms sull'attività fisica giornaliera. Solo l'11% degli 11enni aderiva a queste linee guida, mentre la percentuale si riduceva al 5% tra i 15enni. "Questi dati - si legge in una nota sul rapporto - delineano un quadro allarmante, in quanto suggeriscono che l'inattività fisica è destinata a persistere e persino ad aggravarsi in futuro in assenza di misure efficaci per combatterla". Le conseguenze di questa diffusa mancanza di attività fisica? "Sono di vasta portata e costose - avvertono gli autori del report - I modelli dell'Ocse stimano che tra il 2022-2050 l'insufficiente attività fisica in Italia costerà al Paese 1,3 miliardi di euro l'anno in costi sanitari aggiuntivi. Questo notevole onere economico sottolinea l'urgente necessità di intervenire per promuovere l'attività fisica in tutte le fasce d'età".
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