Intervista
10 Giugno 2024“Fino a qualche tempo fa la leucemia mieloide acuta poteva essere curata e trattata prevalentemente con la chemioterapia intensiva ora le opzioni terapeutiche sono varie”. Lo dichiara a Sanità33 Adriano Venditti, direttore di Ematologia dell'Università di Roma Tor Vergata
“Fino a qualche tempo fa la leucemia mieloide acuta poteva essere curata e trattata prevalentemente con la chemioterapia intensiva ma questa è un’opzione non applicabile a tutti i pazienti perché richiede una adeguata condizione di salute. Agli anziani e ai fragili veniva indirizzata una terapia di supporto, con limitate possibilità di successo. Ma la situazione oggi è cambiata sostanzialmente”. Ai microfoni di Sanità33, Adriano Venditti, direttore di Ematologia dell'Università di Roma Tor Vergata, parla delle novità nelle terapie orali e il loro impatto sulla qualità della vita e sulla sopravvivenza dei pazienti.
“Abbiamo nuovi farmaci che possono essere utilizzati in associazione alla chemioterapia intensiva o che rappresentano essi stessi nuove modalità di chemioterapia intensiva e abbiamo nuovi farmaci che hanno di molto arricchito il nostro armamentario anche per poter curare quei pazienti che una volta avremmo indirizzato alla terapia di supporto”, spiega Venditti. Una prima terapia che ha cambiato radicalmente le prospettive di cura è stata la combinazione di venetoclax con un agente ipometilante (azacitidina). “Questa è una terapia che, rispetto al passato, ha fornito dei risultati promettenti e molto importanti rispetto alla possibilità di controllo della malattia e alle possibilità di prolungamento della sopravvivenza”. Un’altra novità che va nella direzione della terapia “puramente per via orale è l’inibitore di FLT3 gilteritinib, che viene somministrato nei pazienti con una forma particolare di leucemia mieloide acuta ossia quella caratterizzata da una mutazione di FLT3”, spiega. Un altro esempio è “l'azacitidina orale, un farmaco ipometilante in grado di migliorare la sopravvivenza riducendo la probabilità di recidiva”. Tutte queste novità comportano un vantaggio per il paziente “in termini di comfort personale, evitando continue infusioni di farmaci e, quindi, la necessità di recarsi spesso al Centro referente per le infusioni, ma anche un vantaggio per l’intero sistema in termini di sostenibilità”, sostiene Venditti.
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