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Medicina

29 Luglio 2024

Epatite, Ecdc: più impego in lotta per ridurre morti cancro fegato

Le forme croniche di epatite B e C sono "tra i principali fattori di rischio per il cancro al fegato, sesta causa di morte oncologica in Europa", che solo nel 2022 ha totalizzato "quasi 55.000 decessi". Per Ecdc, serve più impegno per "affrontare l'epatite virale"


fegato

Le forme croniche di epatite B e C sono "tra i principali fattori di rischio per il cancro al fegato, sesta causa di morte oncologica in Europa", che solo nel 2022 ha totalizzato "quasi 55.000 decessi". Serve dunque più impegno per "affrontare l'epatite virale". Farlo "è fondamentale per ridurre il numero di morti dovuti al cancro al fegato". È il monito lanciato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), in occasione della Giornata mondiale dell'epatite che si è celebrata il 28 luglio. Anche l'Istituto superiore di sanità (Iss) ha evidenziato come le epatiti rappresentino un problema di grande impatto anche in Italia.

I numeri
Solo per l'Epatite C, lo scorso anno l'Iss ha registrato trattamenti antivirali somministrati dal 2015 al 2023 a oltre 250 mila pazienti. L'arma fondamentale resta la prevenzione: lo screening esteso a tutta la popolazione italiana adulta potrebbe portare in 10 anni, afferma l'Istituto, ad una riduzione significativa di epatocarcinomi e decessi. Le infezioni croniche da virus dell'epatite B (HBV) e C (HCV) coinvolgono, rispettivamente, 254 e 50 milioni di persone nel mondo e causano 1,3 milioni di morti ogni anno; le infezioni da virus dell'epatite A (HAV) ed E (HEV), sebbene più largamente diffuse nei paesi con bassi standard igienico-sanitari, si verificano anche nei paesi europei, Italia inclusa, sia con casi sporadici che con focolai epidemici. L’Ecdc mette in evidenza le "attuali sfide di salute pubblica poste" da queste infezioni, ricordando i numeri: sono circa 3,6 milioni le persone con infezione cronica da virus dell'epatite B (Hbv) e 1,8 milioni da epatite C (Hcv).

Come prevenire
Esistono, ricorda l'Ecdc, "efficaci misure di prevenzione per entrambe le infezioni", tra cui la vaccinazione contro l'Hbv e misure di riduzione del danno per prevenire la trasmissione di infezioni trasmesse dal sangue tramite l'uso di droghe iniettabili. "Sono disponibili anche trattamenti efficaci" per entrambe le infezioni che possono ridurre la progressione verso gravi malattie epatiche e cancro. Ma mentre i dati raccolti dai paesi Ue/See indicano alti livelli di soppressione virale per l'Hbv e di tassi di guarigione per l'Hcv fra chi viene trattato, "una grande percentuale di persone affette da epatite rimane non diagnosticata e, di conseguenza, non riceve il trattamento e le cure di cui ha bisogno", avverte l'Ecdc. Inoltre, "un numero significativo di persone riceve la diagnosi solo in fasi avanzate della malattia, quando si sono già sviluppati cirrosi e cancro al fegato - avvertono gli esperti Ecdc - L'Organizzazione mondiale della sanità stima che a livello globale l'87% delle infezioni da epatite B e il 64% delle infezioni da epatite C non siano diagnosticate, il che evidenzia la necessità di rafforzare gli sforzi per aumentare i test nella maggior parte dei Paesi". Sussistono poi ancora delle restrizioni sui gruppi di popolazione idonei al trattamento, con migranti clandestini e persone che fanno uso di droghe iniettabili che incontrano ostacoli in alcuni Paesi in Europa. "Il potere di prevenire il cancro è alla nostra portata. Intensificando gli sforzi, possiamo accelerare l'eliminazione dei virus dell'epatite B e C che causano tassi più elevati di cancro al fegato in tutta Europa - sottolinea Piotr Kramarz, Chief Scientist dell'Ecdc - Test precoci, collegamento tempestivo alle cure, misure di prevenzione migliorate, come la vaccinazione contro l'epatite B e programmi completi di riduzione del danno, sono elementi chiave per l'eliminazione di questi virus", elenca. Nel 2022 l'Oms ha lanciato una nuova strategia, affiancando all'obiettivo di eliminazione delle epatiti virali anche l'eliminazione di altre infezioni, quali l'Aids e le Infezioni sessualmente trasmesse (Ist). L'Oms ha fissato l'obiettivo di eliminazione delle epatiti entro il 2030: un obiettivo possibile "se si intraprende un'azione rapida adesso". Le epatiti virali "continuano a rappresentare un problema importante per la salute, con un grande impatto sulla vita delle persone, oltre a quello sociale ed economico - sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il Dipartimento di Malattie Infettive dell'Iss - le epatiti virali, in particolare la B e la C, ma anche la A, condividono alcune delle modalità di trasmissione con Hiv e con le Ist. È utile quindi che alcune delle strategie per controllare la loro diffusione siano condivise". Negli ultimi anni, l'Iss in collaborazione con il Ministero della Salute è impegnato su più fronti per la prevenzione ed il controllo delle epatiti.

Le richieste
L'Ecdc chiede "maggiori sforzi e collaborazione tra governi, operatori sanitari e comunità per accelerare i progressi verso l'eliminazione dell'epatite B e C. Potenziando i programmi di vaccinazione, implementando iniziative di test mirati, garantendo un collegamento sistematico alle cure e migliorando le misure di prevenzione delle infezioni, possiamo raggiungere un futuro più sano per tutti", conclude l'ente Ue.

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