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23 Maggio 2024

Farmaci equivalenti, sale spesa privata ma in pochi li scelgono. Collatina: necessaria comunicazione efficace

Cresce la spesa privata per farmaci, mentre il ricorso agli equivalenti è ancora basso soprattutto al Sud. Un cittadino su 3 ancora non si fida, ma circa il 50% è propenso all'acquisto". È il quadro che emerge dall'indagine esclusiva realizzata da Swg 


Farmaci equivalenti, sale spesa privata ma in pochi li scelgono. Collatina: necessaria comunicazione efficace

Cresce la spesa privata per farmaci, mentre il ricorso agli equivalenti è ancora basso soprattutto al Sud. Un cittadino su 3 ancora non si fida, ma circa il 50% è propenso all'acquisto". È il quadro che emerge dall'indagine esclusiva realizzata da Swg tra aprile e maggio su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni, rappresentativo della popolazione italiana. I risultati sono stati presentata questa mattina al ministero della Salute, nel corso dell'evento 'Farmaci equivalenti: conoscere per scegliere', promosso da Cittadinanzattiva nell'ambito della campagna 'Ioequivalgo', con il contributo non condizionato di Egualia. “I dati emersi sono molto interessanti, ci raccontano che c'è ancora molto da fare”, commenta a Sanità33 Stefano Collatina, presidente di Egualia.



“La prima conferma che emerge dall’indagine è che i cittadini si fidano molto del giudizio del medico e del farmacista e quindi è importante che venga fatta la comunicazione corretta secondo quello che peraltro è anche la chiara normativa esistente spiega Collatina Il secondo dato importante è che i cittadini sanno che gli equivalenti hanno la stessa efficacia dei branded, il problema è che il terzo dato è che nonostante conoscano le differenze, soltanto il 50% intende avvalersi di questa di questa opportunità”. “C’è quindi da fare molto per cercare di mettere insieme una comunicazione efficace che consenta ai cittadini non di conoscere ma di comportarsi e di poter beneficiare di questo grande vantaggio che sono i farmaci equivalenti”. Dall'indagine emerge che "il 72% del campione è ben informato anche sui farmaci equivalenti, dichiarando di averne sentito parlare dal farmacista (58%) o dal medico (41%): l'83% del campione sa che l'equivalente contiene lo stesso principio attivo del brand, il 69% che contiene la stessa quantità di farmaco, ma per quasi un quarto della popolazione generici ed equivalenti non sono la stessa cosa. E quasi il 30% degli intervistati continua ad avere dubbi sul fatto che abbiano la stessa efficacia". In particolare, nelle regioni pilota Campania e Sicilia il ricorso ai farmaci equivalenti appare "ridotto, a fronte di un reddito pro capite mediamente più basso rispetto alle regioni del Nord, dove il consumo degli equivalenti è ormai pratica consolidata".

Al momento dell'acquisto "quasi 2 italiani su 3 (64%) si affidano alle indicazioni del medico, soprattutto tra gli over 64 e i residenti nel Nord-Est, ma c'è una certa fiducia anche nelle indicazioni del farmacista (23%), soprattutto tra i giovani". Focus anche sulle abitudini prescrittive dei medici: "Il 20% del campione dice che il medico in ricetta indica solo il farmaco di marca; il 36% che indica il principio attivo e il farmaco di marca; solo il 31% riferisce che il medico indica solo il principio attivo, lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand. Il 47% del campione si dice comunque orientato ad acquistare un farmaco equivalente, il 34% il farmaco consigliato dal medico o dal farmacista e il 19% il farmaco di marca". Oltre all'indagine Swg, sono stati presentati i dati di una ricerca della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che per la prima volta ha scelto di introdurre tra gli indicatori di valutazione delle performance regionali e aziendali anche il ricorso agli equivalenti e i dati sul differenziale di prezzo versato di tasca propria dai cittadini per ritirare in farmacia il brand invece degli equivalenti. Nel 2022 la spesa a carico dei cittadini, comprendente la quota della compartecipazione (ticket regionali e differenziale), l'acquisto privato dei medicinali di classe A e la spesa dei farmaci di classe C, è stata pari a 9,9 miliardi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2021. Il tutto con una costante: la spesa per la compartecipazione risulta generalmente più elevata nelle regioni a basso reddito.

Anna Capasso

TAG: FARMACI EQUIVALENTI

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