Covid
18 Aprile 2024Dopo il Covid, resta nelle persone l'idea che la salute sia una priorità. Un italiano su 2, con un inedito picco nei giovani, pensa che sia importante occuparsene. È cambiato il concetto stesso di salute, che diventa a più dimensioni: fisica, mentale e relazionale. È quanto emerge da una ricerca realizzata dalla Luiss
Dopo il Covid, resta nelle persone l'idea che la salute sia una priorità. Un italiano su 2, con un inedito picco nei giovani, pensa che sia importante occuparsene. È cambiato il concetto stesso di salute, che diventa a più dimensioni: fisica, mentale e relazionale (affettiva e sociale). È quanto emerge da una ricerca realizzata dalla Luiss (Centro di Ricerca Luiss - X.ITE su Tecnologie e Comportamenti di Mercato) - con Merck Italia, presentata presso la sede dell'università nel convegno “Emerging healthcare trends. A closer look across generations”. L'analisi degli studi esistenti è stata integrata da una raccolta dati, condotta tra gennaio e febbraio su 3.000 intervistati, che evidenzia come le diverse generazioni adattino i comportamenti in base ai propri valori e bisogni. La salute è intesa soprattutto come salute fisica (30%) e mentale (24%). Una parte importante riveste il benessere familiare (21%) mentre più contenuto è il ruolo di benessere sociale e professionale (13% e 12%). Una differenza tra le generazioni sta nell'importanza attribuita alle diverse componenti di salute: se per i boomer (60-70 anni) e la generazione X (44-59 anni) salute fisica e familiare vengono messe al primo posto, quando si passa alla generazione Y (28-43 anni) e Z (18-27 anni) il benessere mentale, sociale e professionale sono tra gli aspetti più considerati per sentirsi in buona salute. Differenze generazionali anche nella valutazione del proprio stato di salute. Se per le generazioni più anziane lo stato di salute mentale e sociale è considerato buono, i più giovani riportano una migliore salute fisica, eccezione fatta per le conseguenze del Covid. La pandemia ha infatti colpito di più la salute dei giovani: il 35% della generazione Z ha dichiarato che il Covid ha influenzato moltissimo la percezione dello stato di salute contro il 22% dei boomer. In assoluto gli italiani nel post pandemia sono più attenti alla propria salute. Per la maggior parte degli intervistati la salute è capace di indirizzare le proprie scelte, presenti e future in un'alleanza tra alimentazione equilibrata, sonno e cura di sé, in maggior misura dalle generazioni più anziane rispetto alle più giovani. Se si parla invece di terapia psicologica e pausa dalla tecnologia sono esigenze di salute più frequentemente sentite dalle generazioni più giovani. La pausa dalla tecnologia è una necessità più frequente nella Gen Y (59,5%) con proporzioni analoghe per Gen X e Gen Z 56,5% e 50%. L'atteggiamento verso la tecnologia varia nelle diverse generazioni e per i diversi tipi di tecnologia. Più della metà degli intervistati è favorevole all'utilizzo di cartella clinica elettronica (61%) e dispositivi indossabili (51%), meno frequenti sono invece le opinioni favorevoli sull'uso di telemedicina (45%) e intelligenza artificiale (39%). In genere, le generazioni più anziane sono meno pronte all'impiego di nuove tecnologie nella cura della salute. Il gradiente generazionale è più marcato per l'uso dell'intelligenza artificiale (accettato dal 45% dei Gens Z e dal 30% dei boomer) e dei dispositivi indossabili (58% dei Gens Z e 42% dei boomer), rispetto a telemedicina (45% dei Gens Z e 40% dei boomer) e cartella clinica elettronica (65% dei Gens Z e 55% dei boomer). Punto in comune è la fonte di informazione per la salute: il 75% dichiara di rivolgersi in prima battuta al medico di base o specialista per informazioni sulla propria salute. Percentuale che sale fino all'88.3% per i più senior e si riduce al 70,8% per le Generazioni Y e Z. La seconda fonte più utilizzata in Italia è Internet, nonostante sia ritenuta molto o estremamente affidabile solo dal 16,7% del campione. Solo la generazione dei boomer sembra favorire il farmacista rispetto al web, anche se il farmacista è ritenuto molto o estremamente affidabile, solo dopo il medico di base, mentre Internet è poco o per niente affidabile per il 40,3% degli intervistati.
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