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27 Novembre 2023

Spesa sanitaria in aumento di 8 miliardi entro il 2026. Il Rapporto Oasi fa il punto

Il servizio sanitario nazionale ci ha lasciati: metà delle visite specialistiche ambulatoriali eseguite dagli italiani ormai sono pagate di tasca propria o se va bene da assicurazioni private. Anche un esame su tre è pagato privatamente


Spesa sanitaria in aumento di 8 miliardi entro il 2026. Il Rapporto Oasi fa il punto

Il servizio sanitario nazionale ci ha lasciati e la politica deve prenderne atto. Lo afferma il Rapporto Oasi del Cergas della SdA Bocconi che viene presentato a Milano. Metà delle visite specialistiche ambulatoriali eseguite dagli italiani ormai sono pagate di tasca propria o se va bene da assicurazioni private. Anche un esame su tre è pagato privatamente. «A fronte di una base imponibile tendenzialmente in decrescita a causa della riduzione della popolazione attiva, l'aumento automatico degli interessi sul debito e della spesa pensionistica spiazza gli altri comparti del welfare pubblico», scrivono gli economisti del Rapporto 2023. Occorre dunque andare oltre l’illusione di un Ssn “che garantisce tutto”, a fronte ai crescenti bisogni di una popolazione sempre più anziana. Entro il 2026 la spesa sanitaria crescerà di 8 miliardi ma quella per le pensioni aumenterà di 64 miliardi. L' incremento di spesa sanitaria, contati quattro esercizi 6%, di fatto spalmato su quattro esercizi, che in tempi di inflazione prefigura un crollo del rapporto fra spesa sanitaria pubblica e Pil dal 6,7% di oggi al 6,1%, 4-5 punti sotto Francia, Germania e Regno Unito. Che avverrà in un contesto in cui è basso e decresce il numero degli occupati (62% della popolazione in età lavorativa) mentre le pensioni assorbono più del doppio della sanità pubblica prendendosi il 15% del Pil.

Italia capovolta - Altro fenomeno analizzato dal Rapporto: a partire dagli anni della pandemia le regioni con i conti più in difficoltà non si ritrovano più al Sud ma al Centro-Nord. E sono quelle che garantivano di più attraverso i servizi pubblici. In numeri assoluti, nel 2022 i deficit peggiori sono di Emilia-Romagna e Toscana. Paradossalmente, regioni come la Calabria, “caratterizzata da deboli servizi, dalla minore speranza di vita e minore speranza di vita in buona salute del Paese”, sono in attivo. Per recuperare il pareggio di bilancio viene lasciata fuori una fetta di prestazioni salvavita, in genere visite ed esami specialistici destinati a chi vive sul territorio. In tema di liste d'attesa, a livello di prestazioni che il pubblico riesce ad offrire, il tasso di copertura del Servizio sanitario si ferma al 37%. E dei quasi 7 milioni di anziani non autosufficienti solo sette su cento sono presi in carico dalle Rsa, il 26% riceve assistenza domiciliare. La riabilitazione, che si vorrebbe coperta, è per lo più a pagamento come l’odontoiatria.

I rimedi - I ricercatori Cergas indicano che la sanità pubblica potrebbe “ricollocarsi decisamente verso logiche di presa in carico, da applicare soprattutto a cronici e fragili, i quali determinano una quota maggioritaria della spesa”. Va superata invece, “la logica che vede il prescritto nel Ssn non correlato alle reali disponibilità nelle agende delle strutture Ssn". In particolare, il cittadino che lamenta lunghe liste d’attesa potrebbe essere sovra-trattato, a differenza del pari-reddito che ha rinunciato a pagarsi il secondo esame perché il primo costava troppo; “più che essere il problema, le liste d’attesa segnalano una serie di problemi sottostanti che non possono essere genericamente inquadrati come scarsa produttività”, scrivono gli estensori del Rapporto. "Se le prescrizioni registrano ancora elevata e non giustificabile variabilità tra pazienti cronici omogenei e tra territori comparabili, è inevitabile che si formino liste d’attesa e che il 50% delle visite siano poi ottenute a pagamento”. Gli autori d invitano dunque a non leggere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come strumento per ampliare semplicemente l’offerta del Servizio sanitario. Serve infatti anche un’analisi sulla domanda. Lo stesso vale per le Case di comunità, oggi “declinate in logica supply oriented”, ma da incasellare in un contesto di offerta che tenga conto di tutti gli erogatori pubblici, o meglio ancora da riconvertire in luoghi dove i percorsi di presa in carico rispettino dei budget di salute. 

TAG: SPESA SANITARIA

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