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Dolore

18 Giugno 2026

Dolore cronico, gli Stati Generali chiedono il riconoscimento del terapista del dolore

In vista dell'incontro del 23 giugno al Senato, gli Stati Generali del Dolore Cronico chiedono percorsi dedicati e una netta distinzione tra terapia del dolore e cure palliative


dolore

In Italia oltre 10 milioni di persone convivono con il dolore cronico, una condizione che incide sulla qualità della vita, sull'autonomia personale e sulla partecipazione sociale e lavorativa, con ricadute anche sul Servizio sanitario nazionale. In vista dell'incontro "La vita delle persone con dolore cronico. Costruire risposte, avviare percorsi, garantire cura ed assistenza", in programma il 23 giugno al Senato della Repubblica, gli Stati Generali del Dolore Cronico e l'Alleanza sul dolore chiedono un maggiore riconoscimento della terapia del dolore e della figura del terapista del dolore. 

Al centro della richiesta vi è la necessità di distinguere in modo chiaro la terapia del dolore dalle cure palliative. Secondo il documento, nonostante la Legge 38 del 2010 abbia riconosciuto il diritto di accesso alla terapia del dolore, permane una sovrapposizione culturale e organizzativa tra due ambiti assistenziali differenti. La terapia del dolore è rivolta alle persone con dolore cronico non correlato al fine vita e punta a ridurre il dolore, migliorare la qualità della vita e favorire il recupero dell'autonomia. Le cure palliative intervengono invece prevalentemente nelle fasi avanzate e terminali delle malattie con l'obiettivo di controllare i sintomi e migliorare la qualità della vita residua. 

Secondo gli Stati Generali del Dolore Cronico, la mancata distinzione tra questi percorsi può generare disorientamento tra cittadini, operatori sanitari e decisori pubblici, con conseguenze sull'accesso alle cure e sull'appropriatezza dell'assistenza. 

Nel documento viene inoltre indicato come prioritario il riconoscimento del terapista del dolore quale figura specialistica di riferimento per la diagnosi e il trattamento del dolore considerato come patologia autonoma. Il professionista dovrebbe coordinare percorsi multidisciplinari, attivare terapie innovative e garantire la continuità della presa in carico. 

Tra le criticità segnalate figurano lo sviluppo disomogeneo delle reti territoriali tra le diverse regioni, la carenza di dati epidemiologici e assistenziali aggiornati, l'applicazione non uniforme della normativa vigente e la limitata visibilità della disciplina nella programmazione sanitaria nazionale. Secondo il documento, una presa in carico specialistica tempestiva potrebbe contribuire a ridurre ricoveri e prestazioni inappropriate, migliorando gli esiti clinici e la qualità della vita dei pazienti. 

Gli Stati Generali del Dolore Cronico chiedono quindi la piena attuazione della Legge 38, il rafforzamento delle reti cliniche regionali, l'adozione uniforme degli strumenti di rilevazione delle attività assistenziali, il potenziamento della formazione specialistica e la definizione di percorsi di cura omogenei sul territorio nazionale. 

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