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18 Luglio 2025

Dazi USA: stretta finale sul negoziato. Sanità italiana tra speranze e timori

“Stiamo attraversando un periodo complesso, segnato da tensioni geopolitiche e commerciali, con conseguenze inevitabili sulla produzione, l'occupazione e il sistema economico”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un appello condiviso anche dal ministro Adolfo Urso, che ha parlato di “fase conclusiva del negoziato”, auspicando una soluzione “equa e sostenibile”


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“Stiamo attraversando un periodo complesso, segnato da tensioni geopolitiche e commerciali, con conseguenze inevitabili sulla produzione, l'occupazione e il sistema economico”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre il negoziato tra Stati Uniti e Unione Europea sul nodo dei dazi entra nella fase conclusiva. L’obiettivo dichiarato del Governo italiano è chiaro: evitare una guerra commerciale con Washington che, secondo Meloni, “non avrebbe alcun senso e colpirebbe soprattutto i lavoratori”.

Un appello condiviso anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha parlato di “fase conclusiva del negoziato”, auspicando una soluzione “equa e sostenibile”. “Abbiamo sempre lavorato per il dialogo – ha dichiarato Urso – anche quando altri già auspicavano ritorsioni commerciali”.

Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lascia filtrare segnali di apertura, annunciando però nuovi dazi tra il 10% e il 15% su oltre 150 Paesi, il settore sanitario osserva con attenzione gli sviluppi. Secondo fonti vicine al negoziato, tra i comparti a rischio figurano anche farmaci e dispositivi medici, con possibili effetti sui costi di import-export, sulle forniture ospedaliere e sulla stabilità delle filiere europee.

L’eventuale introduzione di tariffe superiori al 20% su prodotti sanitari potrebbe ridurre la competitività delle imprese italiane, che esportano ogni anno negli Stati Uniti tecnologie mediche e farmaci per miliardi di euro. Secondo le associazioni di categoria, il rischio è un incremento dei costi per i pazienti e una riduzione delle risorse destinate a ricerca, digitalizzazione e innovazione.

Le stime elaborate da Confindustria indicano che un aumento dei dazi fino al 30% sulle esportazioni italiane verso gli USA potrebbe generare una perdita fino a trentotto miliardi di euro, rispetto a un valore complessivo annuo dell’export pari a circa sessantacinque miliardi. Se i settori più esposti restano automotive e agroalimentare, anche sanità e farmaceutica rientrano tra le aree strategiche in crescita e vulnerabili a restrizioni commerciali.

A Bruxelles, il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic è al lavoro con i rappresentanti dell’amministrazione statunitense per evitare l’introduzione di nuove tariffe. Il negoziato si articola su due fronti: la proposta europea di riduzione dei dazi sulle auto americane e la richiesta agli USA di non superare il 20% sulle esportazioni europee. L’Europa, sotto pressione anche dalla Germania, ha già ammorbidito il secondo pacchetto di contromisure da 72 miliardi di euro e valuta ora un terzo pacchetto mirato su servizi digitali e controlli all’export.

La scadenza è fissata per il primo agosto, termine entro cui si attende un’intesa che eviti l’applicazione automatica dei nuovi dazi.

Anna Capasso

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