Lea
11 Dicembre 2024Incentivare le nascite è una priorità sia dal punto di vista demografico sia per la condizione sociale del Paese. Con l'entrata in vigore del decreto tariffe, prevista per il 30 dicembre prossimo, in cui si riconosce l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita come Lea

Incentivare le nascite è una priorità sia dal punto di vista demografico sia per la condizione sociale del Paese. Con l'entrata in vigore del decreto tariffe, prevista per il 30 dicembre prossimo, in cui si riconosce l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) come Lea, livello essenziale di assistenza, ogni individuo (o meglio, coppia) ha diritto di accesso tempestivo, sicuro e di qualità ovunque risieda nel nostro Paese. Secondo l'Osservatorio di Salutequità, però, non tutto è risolto se non sarà evitata una serie di rischi - cinque i più evidenti - che potrebbero creare problemi alle coppie, al Servizio sanitario nazionale, al Paese alle prese con un inverno demografico generalizzato: l'Istat prevede una flessione negativa più marcata nel Mezzogiorno (fino a -4,8%), rispetto al Nord e al Centro.
"Rendere davvero efficace ed efficiente la Pma non è un vantaggio solo per la salute - commenta Tonino Aceti, presidente di Salutequità - ma anche un supporto per il sistema Paese alle prese con una denatalità che mette a rischio l'intera tenuta economica e sociale. Superato lo scoglio dell'inserimento nei Lea e del decreto tariffe, non si possono più correre rischi di ulteriori complicazioni: non devono esistere più le insopportabili disparità di accesso e la Pma deve essere uguale in ogni angolo del Paese. È urgente che la Pma diventi oggetto di monitoraggio e valutazione nel Nuovo sistema di garanzia dei Lea, integrando il sistema attualmente garantito dal registro istituito presso l'Istituto superiore di sanità con i tempi di accesso, così come adeguare l'offerta sul territorio in termini quali-quantitativi. Altrimenti la mobilità andrà ad erodere risorse importanti per la sostenibilità e la qualificazione dei servizi di alcuni territori. E le coppie che non potranno permettersi di viaggiare per accedere alle prestazioni continueranno ad essere penalizzate".
La misura - si legge in una nota - pone fine all'iniquità con cui le coppie si sono confrontate finora, sia per i costi, dato che è definita una tariffazione per le prestazioni e il costo del relativo ticket per l'omologa, sia per il numero di cicli erogabili, a oggi variabile da 3 a 6. Si pone inoltre fine alle diversità nei criteri di accesso, ovvero all'età di 'sbarramento' per le donne - oggi in Umbria è inferiore ai 42 anni e in Veneto 50 - anche per omologa ed eterologa: Regione Toscana pone 43 anni per omologa e 46 per eterologa. Ora, con l'entrata in vigore dei nuovi Lea, l'età massima della donna è di 46 anni e il numero di cicli pari a 6.
La richiesta di Pma - secondo l'Osservatorio di Salutequità - naturalmente aumenterà e il primo allarme arriva proprio dall'ultima Relazione al Parlamento che sottolinea come "rimane la diversa distribuzione dei centri pubblici e privati convenzionati, più presenti nel Nord del Paese. Inoltre, un consistente numero di centri Pma di II e III livello presenti sul territorio nazionale svolge un numero ridotto di procedure nell'arco dell'anno. Sarebbe auspicabile che i centri Pma fossero in grado di svolgere volumi di attività congrui in modo da garantire qualità, sicurezza e appropriatezza delle procedure nelle tecniche di Pma e che fossero equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale per offrire il miglior livello di prestazione possibile".
Nel dettaglio, il primo rischio è quello di una mobilità sanitaria interregionale destinata ad aumentare e che rischia di impoverire le Regioni più in difficoltà. Nel 2021 il 41,5% dei cicli che utilizzano gameti donati è stato effettuato in centri di una regione diversa da quella di residenza (mobilità), in particolare nei centri pubblici o privati convenzionati della Toscana e della Lombardia e verso i centri privati del Lazio. Il numero di cicli effettuati su pazienti per milione di abitanti è un altro parametro importante per capire l'offerta regionale. Lo standard di adeguatezza, secondo la società scientifica Eshre, è di 1.500 cicli per milione di abitanti. Le Regioni che non raggiungono tale standard, dove quindi la mobilità è ad alto rischio, sono 14. Sono al di sotto dei mille cicli molte regioni del Sud/Isole (Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Liguria); fanno registrare i valori più bassi Marche (180), Molise (355), Sardegna (543). Superano i mille cicli, ma non raggiungono i 1.500: Veneto (1.113), Piemonte (1.198), Friuli-Venezia Giulia (1.155) e Pa Trento (1.398). Oltre lo standard (1.500 per milione di abitanti) Valle d'Aosta (4.429), Pa Bolzano (3.380), Toscana (2.961), Lombardia (2.221), Lazio (2.139), Campania (1.559). In più, nel momento in cui la prestazione entra nei Lea, i confini per poter accedere alla prestazione a carico del Ssn si allarga alla dimensione europea, per effetto della direttiva sulle cure transfrontaliere.
Il secondo rischio riguarda l'aumento dei tempi di attesa e la sussistenza dei requisiti per la mobilità nei confini europei a carico del Ssn. Una delle motivazioni per le quali l'autorizzazione alle cure transfrontaliere non può essere rifiutata è quando l'assistenza sanitaria non può essere prestata in Italia entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico. Quindi il monitoraggio dei tempi di attesa diventa ancor più necessario, ma, al momento, non esiste tale sistema a livello nazionale. Esistono tuttavia pratiche interessanti sul territorio, che cercano di colmare questo bisogno informativo sviluppate in Piemonte, Basilicata, Veneto, Toscana.
Il terzo rischio è di non riuscire a garantire percorsi di prevenzione e presa in carico dell'infertilità. Secondo il progetto Ccm (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) 'Analisi delle attività della rete dei consultori familiari per una rivalutazione del loro ruolo con riferimento anche alle problematiche relative all'endometriosi', ci sono indicazioni interessanti. Nel nostro Paese, infatti, ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione (un consultorio ogni 35mila abitanti, sebbene siano raccomandati ogni 20mila. In base a questo parametro, Agenas mostra che in 16 regioni mancano 919 consultori. Ne mancano di più in Lombardia (-268), Lazio (-131), Campania (-163).
Il quarto rischio è l'iniquità generata da differenze di costo per l'accesso all'eterologa. I nuovi Lea prevedono, in caso di gameti esterni alla coppia, che le tariffe siano definite dalla Regione. Questo perché i gameti devono essere importati dall'estero e i costi variano a seconda degli accordi che si riescono a stringere. Ci sono Regioni che hanno lavorato e investito già per migliorare l'offerta per l'eterologa e che hanno utilizzato fondi propri e quelli previsti dalla legge di Bilancio n. 178/2020. Stando all'ultimo Rapporto al Parlamento, Emilia-Romagna e Lombardia hanno investito le risorse del fondo per potenziare e strutturare meglio l'offerta per l'eterologa, creando una 'banca di gameti regionale' che possa occuparsi di procurement dall'estero/bancaggio/distribuzione presso i centri di Pma.
Il quinto rischio è l'assenza di monitoraggio e valutazione dell'effettiva garanzia di questo 'nuovo diritto' per tutte le coppie che ne hanno necessità e in tutte le regioni. Come tutti i nuovi Lea, anche la Pma non è ancora stata dichiarata oggetto di una valutazione e monitoraggio nel nuovo sistema di garanzia. Eppure, la Pma beneficia di un importante strumento che il Registro nazionale Pma istituito presso l'Iss, che fornisce dati e informazioni preziose su molti aspetti e che potrebbero essere integrate con indicatori sui tempi di attesa. Agire su questi rischi - conclude Salutequità - vuol dire attivare leve importanti per assicurare finalmente equità anche a chi, per molti anni, ha visto tradire l'accesso a cure garantite a persone nelle stesse condizioni, ma che avevano la fortuna di risiedere in territori con un Cap diverso dal proprio.
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