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Governo e Parlamento

14 Maggio 2024

Fondo sanitario, alla Camera in corso le audizioni. Focus su disegni di legge Pd e Regioni

Un aumento del Fondo sanitario: è il denominatore comune delle proposte delle forze politiche per modificare il finanziamento della sanità pubblica. Alla Camera sono andate ieri scena le proposte di legge di Pd, di Roberto Speranza e delle regioni Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia


Un aumento del Fondo sanitario: è il denominatore comune delle proposte delle forze politiche per modificare il finanziamento della sanità pubblica. Alla Camera sono andate ieri scena le proposte di legge di Pd, dell’ex ministro della Salute Roberto Speranza e delle regioni Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia. Tutti i ddl mirano ad inserire risorse fresche evitando il disimpegno dello stato. In commissione Affari sociali si sono susseguite le audizioni dei protagonisti della sanità. Tra le proposte commentate spicca quella della Segretaria Pd Ellie Schlein che lega il Fondo sanitario al prodotto interno lordo: il Fondo va incrementato dello 0,21% del Pil ogni anno così da pesare per il 7,5% nel 2028. Simile il ddl dell’ex ministro Speranza che chiede di raggiungere il 7% (come peso del Fondo sanitario sul Pil) ma da subito. Critico il direttore generale Agenas Domenico Mantoan. «Nelle proposte delle regioni e anche in quella della Schlein si parla di 4 miliardi all'anno ogni anno fino al 2027. La cifra è importante ma credo sia necessario– e non l'ho visto in nessun ddl – introdurre elementi che misurano l'efficienza, come questi soldi vengono spesi». Mantoan si sofferma sulla richiesta di abolire il vincolo di spesa per il personale. «Introducendo i tetti di spesa e poi non modificandoli è stato fatto un grave errore. Adesso c'è una reazione opposta, quella di toglierli. Non credo sia corretta. C'è un decreto Salute-Mef di inizio 2023 che fissa degli standard di minima e di massima sul personale. Tra il 'tutti liberi' e vincoli rigidi serve una via di mezzo con standard per il personale modificabili ogni anno». Inoltre, «si dovrebbero incrementare gli stipendi dei professionisti della sanità. Aumentare i fondi sul trattamento accessorio è uno strumento per far crescere gli stipendi». Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, l’incremento proposto dal ddl Schlein è superiore al 2,6% che imporrebbe l’Organizzazione per il commercio e lo sviluppo economico per garantire la sostenibilità del Ssn, ma lo è solo fino al 2035. Dal 2036 è inferiore, e non basta a recuperare il gap di cui soffre la spesa sanitaria per abitante in Italia. Dal 2010, quando l’Italia era in linea con la media Ocse, è gradualmente salito il distacco della spesa pubblica per ogni italiano: rispetto al costo del cittadino medio dei paesi Ue il gap è arrivato ad 810 euro nel 2022. Spendiamo 47 miliardi in meno di quanto dovremmo fare per avere una sanità ricca come quella del 2010. Da allora ad oggi non sono stati impegnati 336 miliardi.

A fronte della proposta Pd, che si limita a un arco temporale di 5 anni con un finanziamento aggiuntivo 20 miliardi in totale, Cartabellotta ricorda il piano Gimbe che suggerisce un incremento progressivo del finanziamento pubblico per allineare la spesa sanitaria pro-capite alla media dei Paesi europei. Ricorda inoltre come, rispetto a simili proposte, il vento della politica si annuncia contrario: già nei paesi Ocse le entrate, fiscali e non, degli stati membri cresceranno in media dell'1,3% rispetto ad una crescita della spesa sanitaria media del 2,6%. E l’Italia? Si trova al penultimo posto per incremento delle entrate attese (0,2%) e al terzultimo per l'aumento di spesa sanitaria (1,5%). Per 10 anni «regioni, aziende sanitarie e professionisti hanno lavorato in un contesto iso-risorse che ha progressivamente eroso la resilienza del Ssn». Il successivo aumento del Fondo sanitario post Covid «non ha consentito alcun rinforzo strutturale del Ssn, né ha permesso alle Regioni di mantenere i conti in ordine senza tagliare i servizi o aumentare le imposte». L’ultima Finanziaria ha aumentato il FSN per il 2024, destinando però oltre l'80% «al doveroso rinnovo dei contratti del personale dipendente e convenzionato». E poi, gli incrementi previsti nel 2025 (+1%) e nel 2026 (+0,15%) sono così esigui che non riusciranno a compensare l'inflazione, né l'aumento dei prezzi di beni e servizi».

Alla Camera ha parlato anche il Presidente dell’Istituto superiore di Sanità Rocco Bellantone. Che, soffermandosi sul nodo delle liste d’attesa, propone l’Iss come organo ispettivo. «Se riuscissimo a ridurre o annullare 2 milioni di ricoveri impropri, andremmo a risparmiare 6 miliardi di euro». Bellantone è d'accordo nel creare registri regionali o zonali sulle richieste di esami o ricoveri, «non si può migliorare nulla se prima non abbiamo i dati e un attento monitoraggio». Infine, è stato audito il segretario Fimmg Silvestro Scotti, che invita, nel parlare di assunzioni, a non riferirsi al solo personale dipendente, dimenticando medici convenzionati e farmacisti. «Se il personale identificato" per le assunzioni' "è solo quello in carico al servizio sanitario, non capisco come si potenzi l'assistenza territoriale».

TAG: FONDO SANITARIO

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