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07 Febbraio 2024

Disturbi mentali, pochi specialisti ma molti casi. L’indagine Osservatorio sulla salute mentale

Numero di specialisti non congruo al numero di cittadini, aumento di tentativi di suicidio e incremento di aggressività nei giovani. Presentato al Senato lo studio per monitorare lo stato di salute mentale in Italia e le necessità di medici e psichiatri


Numero di specialisti non congruo al numero di cittadini, aumento di tentativi di suicidio e incremento di aggressività nei giovani. Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine dell’Osservatorio per la Salute Mentale, promossa da Fondazione BRF– Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze e Edra per monitorare lo stato di salute mentale in Italia e le necessità di medici e psichiatri e presentata ieri al Senato nel corso della conferenza stampa “Salute Mentale - Scenari, azioni e attori”, organizzata su iniziativa di Beatrice Lorenzin, già ministro della Salute e Presidente dell’Osservatorio per la Salute Mentale. “I dati ci restituiscono gravi deficienze legate alla carenza di personale e strutture, oltre a un’impossibilità cronicizzata nel creare delle catene assistenziali sufficienti: l’80% dei sanitari intervistati pensa che il numero di specialisti non sia congruo al numero dei cittadini, non garantendo quindi continuità nell’assistenza ai pazienti. Più della metà dei professionisti ha poi notato un aumento dei tentativi di suicidio nei propri pazienti e nel 90% dei casi ci viene segnalato un aumento dell’aggressività nei giovani”, dichiara Armando Piccinni, Presidente Fondazione BRF - Istituto per la ricerca scientifica in psichiatria e neuroscienze.

Piccinni ha poi sottolineato come l’erogazione e la richiesta abbiano subito un incremento con l’esperienza pandemica: “Circa il 75% degli specialisti ha notato nei pazienti che hanno contratto il Covid aumento di sintomi psichici (disturbi del sonno, sintomatologia ansiosa) e sintomi fisici (stanchezza persistente, facile faticabilità)”. Anche sul fronte dei cittadini intervistati l’indagine ha messo in luce dati di rilievo: “Un quarto dei cittadini ha praticato l’automedicazione assumendo ansiolitici nel tentativo di ridurre manifestazioni acute di ansia (palpitazioni, nodo alla gola, difficoltà a respirare) e disturbi del sonno. Circa il 50% ha paura degli psicofarmaci e l’85% riporta difficoltà nell’accedere alla sanità pubblica per il trattamento dei disturbi psichici”, ha spiegato il presidente della Fondazione BRF.
Alberto Siracusano, Coordinatore del Tavolo per la salute mentale Ministero della Salute, sottolinea che: “La consapevolezza delle problematiche della salute mentale è fortemente alta negli addetti ai lavori, ma in modo altrettanto proporzionale c’è un distacco sulla cultura psichiatrica nella popolazione generale e in parte nel mondo politico. Una delle iniziative del Ministero è proprio quella di aumentare una cultura sulla salute mentale e facendo riferimento al lavoro che stiamo svolgendo, abbiamo fatto oltre 40 audizioni impegnate nel campo della salute mentale. Una delle proposte che stiamo cercando di portare avanti è quella di creare un discorso comune, per aprire nuovi scenari e attivare nuove iniziative, poiché la salute mentale è un diritto di tutti ed è un bene comune, ma viene trattata frequentemente come un bene del singolo e non come diritto comune”. Tra le iniziative che il Ministero sta portando avanti c’è: “Creare nuove linee guida sulla depressione, creare screening per le donne in gravidanza per analizzare i problemi della depressione, ma sono necessarie e fondamentali anche azioni nelle scuole”.

“È necessario porre l’attenzione su 4 parole chiavi per racchiudere la complessità e la diversità della tematica - dichiara David Lazzari, Presidente Nazionale Ordine degli Psicologi porta la prospettiva dei 140mila psicologi italiani - Area, quando parliamo di salute mentale parliamo di un tema molto vasto e trasversale a tutti i contesti sociali, non risguarda solo la sanità. Piramide, perché la piramide dei problemi e dei bisogni ci dice che i disturbi più gravi e gli atti eclatanti sono solo la punta di un iceberg di una parte sommersa che comprende tante situazioni di disagio e di malessere, che, se trascurate, impattano sulla qualità della vita e sulla salute fisica degli individui. Rete, abbiamo bisogno di pensare a una rete che svolga diverse funzioni a diversi livelli di questa piramide e c’è la necessità di rafforzare servizi di diagnosi e cura, creando una rete di assistenza primaria che nel paese manca. Appropriatezza, per i disturbi più comuni non è tanto il farmaco, ma è fondamentale l’aiuto psicologico”.
Roberto Pella, 5ª Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) e Vicepresidente vicario Anci, sottolinea che: “Credo che i buoni esempi indicati dal Comune di Milano vanno in una direzione in cui i comuni hanno un ruolo significativo, poiché parte più vicina ai cittadini e questo, con l’avvento del Covid è diventato un tema prioritario. Noi come Anci abbiamo preso atto di questo decreto sulla non auto sufficienza, che va nella direzione degli anziani, ma ci stiamo impegnando molto sul tema welfare e politiche giovanile, poiché i giovani sono ora coloro che hanno bisogno di ricevere maggiore aiuto e supporto”. Fabrizio Starace, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’AUSL di Modena evidenzia le azioni da intraprendere, affermando che: “È fondamentale ancorare le decisioni che verranno assunte nella sanità alle evidenze e ai dati. Il lavoro che dobbiamo fare per rendere migliore la risposta che i nostri servizi pubblici offrono, in particolare ai disturbi più comuni come ansia e depressione, diffusi soprattutto tra i giovani, è quello di interrogarci se questo tipo di impatto è sostenibile.

Lamberto Bertolé, Assessore Welfare e Salute del Comune di Milano e Presidente Rete Città Sane OMS illustra l’iniziativa del Manifesto “Salute mentale bene in comune” presentata a Milano lo scorso ottobre e spiega come nasce il progetto: “Le difficoltà che stiamo riscontrando e per cui nasce questa iniziativa sono l’aumento della domanda, aumento della solitudine e disorientamento. Le persone non sanno a chi rivolgersi, i tempi di attesa sono molto lunghi, si aggiunge poi la discriminante del reddito e la presa in carico insufficiente del sistema sanitario. Marina Sereni, Responsabile Salute e Sanità Segreteria nazionale, Partito Democratico Vanessa Cattoi, V Commissione (Bilancio, tesoro e programmazione) e Sandra Zampa, 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) concordano sull’importanza da parte della politica di dare risposte concrete su un problema sempre più evidente per la società, offrendo strumenti adeguati ai territori per poter mettere in atto azioni concrete nelle zone più difficili.
In conclusione, Lorenzin spiega come “i dati servono per centrare il problema, dobbiamo avere una road map più ampiamente condivisa per riuscire a ottenere più risorse per la salute mentale, prendere queste best practice come esempio per poterle sviluppare anche in altri contesti, trovare un modello diverso di finanziamento e poi c’è un grande lavoro da fare sulla qualità del capitale umano che riguarda tutto il personale sanitario. Nel prossimo G7 è fondamentale discutere di questi temi”.

TAG: SALUTE MENTALE

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