Egualia
09 Ottobre 2025Durante l’audizione alla Commissione Politiche Ue, l’associazione dei produttori di equivalenti e biosimilari chiede una nuova valutazione d’impatto e correttivi al sistema EPR per evitare effetti sproporzionati sul settore farmaceutico

Sospendere l’attuazione della Direttiva europea sulle acque reflue urbane (UWWTD) e del relativo sistema di Responsabilità estesa del produttore (EPR), in attesa di una nuova valutazione d’impatto da parte della Commissione europea. È la richiesta avanzata da Egualia durante l’audizione davanti alla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera, nell’ambito dell’esame della Legge di delegazione europea 2025 (AC 2574), che include la direttiva tra le misure da recepire.
Secondo Egualia, la norma, che impone ai soli settori farmaceutico e cosmetico di finanziare l’adeguamento e la gestione degli impianti di trattamento delle acque reflue in Europa, rischia di avere effetti economici insostenibili e di causare carenze di farmaci essenziali e critici.
«Condividiamo l’obiettivo di ridurre la presenza di microinquinanti – ha dichiarato Michele Uda, direttore generale di Egualia – ma le modalità proposte sono sproporzionate, soprattutto per il comparto dei farmaci equivalenti, che garantisce ogni giorno milioni di trattamenti a prezzi accessibili».
Uda ha sottolineato che l’approccio EPR, estendendo ai produttori la responsabilità per la gestione dei prodotti anche dopo l’uso, non può essere applicato automaticamente ai medicinali, poiché “il farmaceutico non può modificare la struttura chimica delle molecole per renderle più ecologiche senza alterarne efficacia e sicurezza”.
Egualia chiede che la Commissione Ue effettui una nuova valutazione di impatto entro il termine del 31 dicembre 2028, senza attendere la revisione prevista per il 2033, e propone, in alternativa, una strategia nazionale di mitigazione articolata in quattro punti:
Secondo Egualia, solo un approccio equilibrato tra tutela ambientale e sostenibilità industriale può evitare che la Direttiva si traduca in “un ulteriore ostacolo alla disponibilità dei medicinali essenziali in Europa”.
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