Tumori
13 Febbraio 2025Nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato non precedentemente trattato, cabozantinib in associazione a nivolumab, rispetto a sunitinib, per oltre 5 anni, ha mostrato un'efficacia superiore aumentando la sopravvivenza e prolungando il tempo alla progressione del tumore

Nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato (aRcc) non precedentemente trattato, cabozantinib (inibitore della tirosin chinarsi, Tki) in associazione a nivolumab, rispetto a sunitinib, per oltre 5 anni, ha mostrato un'efficacia superiore aumentando la sopravvivenza e prolungando il tempo alla progressione del tumore, indipendentemente dalla classificazione del rischio basata sui punteggi dell'International Metastatic Renal Cell Carcinoma Database Consortium.
Sono i risultati finali dello studio di fase 3 CheckMate 9ER che - riferisce Ipsen - saranno presentati da Robert J. Motzer durante l'American Society of Clinical Oncology Genitourinary Symposium (Asco Gu) in programma dal 13 al 15 febbraio 2025 a San Francisco, California (Abstract #439).
"Nell'ultimo anno sono state stimate oltre 13mila nuove diagnosi di carcinoma renale in Italia, un numero ancora molto elevato e che sottolinea la necessità di trovare opzioni terapeutiche sempre più innovative, in grado di cambiare il corso di questa neoplasia - afferma Chiara Marchesi, Medical & Regulatory Affairs Director Ipsen Italia - I risultati dello studio CheckMate 9ER hanno contribuito in modo significativo alla trasformazione del panorama terapeutico del carcinoma a cellule renali negli ultimi anni. La combinazione di cabozantinib e nivolumab sta dimostrando significativi benefici a lungo termine per più di cinque anni, confermandosi così un trattamento standard che permette ai pazienti una maggiore sopravvivenza".
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