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22 Ottobre 2026

Sanità digitale, i cittadini chiedono meno attese ma usano poco i servizi avanzati

Un'indagine FPA-Istituto Piepoli rileva che il 74,2% degli italiani indica le liste d'attesa come principale criticità del Ssn


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Le liste d'attesa sono la principale criticità del Servizio sanitario nazionale per il 74,2% degli italiani, mentre il 74,5% ritiene che l'innovazione possa contribuire a ridurle. L'utilizzo dei servizi sanitari digitali resta però concentrato sugli strumenti più comuni, come ricette elettroniche, referti online e prenotazioni, mentre televisite e applicazioni basate sull'intelligenza artificiale sono ancora poco diffuse. È quanto emerge dall'indagine demoscopica realizzata da FPA, società del Gruppo Digital360, con l'Istituto Piepoli, su un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. I risultati sono stati presentati a Roma, in occasione di FORUM PA Sanità 2026.

Dopo i tempi di attesa, i cittadini indicano tra le principali criticità la carenza di medici, infermieri e altro personale sanitario (55,6%), l'aumento dei costi diretti per curarsi (38,8%) e le difficoltà di accesso ai servizi necessari (29%). Guardando ai prossimi dieci anni, le preoccupazioni maggiori riguardano la carenza di personale (55,2%), l'ulteriore aumento delle attese (53,7%) e la crescita della spesa sanitaria a carico delle famiglie (49,4%).

L'innovazione tecnologica e organizzativa è considerata utile soprattutto per semplificare prenotazioni, accettazioni e pagamenti (82,1%), migliorare il coordinamento tra medico di famiglia, specialisti e ospedale (79,4%) e facilitare la comunicazione medico-paziente (77,9%). Il 72,5% ne riconosce inoltre l'utilità nella presa in carico delle malattie croniche. Più contenuta, al 57,2%, la quota di chi considera utile l'innovazione a supporto dei medici e degli operatori sanitari, anche attraverso l'intelligenza artificiale.

I dati sull'esperienza digitale mostrano differenze tra i servizi. Il 74,4% degli intervistati dichiara di sentirsi molto o abbastanza a proprio agio con le ricette elettroniche, il 67,3% con i referti e la documentazione online e il 63,1% con le applicazioni per prenotare e gestire le visite. La quota scende al 61,3% per il Fascicolo sanitario elettronico.

L'utilizzo è più limitato per gli strumenti avanzati: il 42,1% non ha mai effettuato un consulto o una televisita a distanza, il 38% non ha mai utilizzato dispositivi indossabili per monitorare parametri di salute e il 34,2% non ha mai fatto ricorso a servizi di intelligenza artificiale per informazione o orientamento sanitario.

«Dall'indagine emerge come i cittadini non respingano il digitale, anzi lo utilizzino sempre di più», ha commentato Mariano Corso, cofondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e presidente di P4I – Partners for Innovation. Secondo Corso, l'impiego resta concentrato sugli strumenti che semplificano le attività amministrative o consentono di risparmiare tempo. Per favorire l'adozione dei servizi più avanzati servono accompagnamento, evidenze sui benefici e integrazione nei percorsi di cura.

La centralità dell'accesso alle prestazioni emerge anche dai criteri con cui i cittadini valutano le strutture sanitarie. Il 69,7% indica i tempi di attesa e la rapidità delle cure, seguiti dalla reputazione e dalle competenze dei professionisti (58,5%). L'innovazione tecnologica percepita è citata dal 29,1% degli intervistati.

Per Gianni Dominici, amministratore delegato di FPA, occorre valorizzare le esperienze di innovazione digitale e organizzativa già realizzate a livello centrale e locale, passando «dall'innovazione isolata a un'innovazione di sistema».

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