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21 Ottobre 2026

Welfare, spesa record a 693 miliardi. Nel 2037 potrebbe superare i mille

Il rapporto Welfare Italia 2026 fotografa una spesa pari al 60% di quella pubblica


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La spesa italiana per il welfare ha raggiunto 692,8 miliardi di euro nel 2025, pari al 60% della spesa pubblica, il livello più alto mai registrato. Se proseguisse il ritmo di crescita dell'ultimo decennio, nel 2037 potrebbe superare i mille miliardi. È quanto emerge dal rapporto 2026 del think tank Welfare Italia, promosso da Unipol con TEHA Group, presentato il 20 ottobre.

La previdenza assorbe già quasi la metà della spesa complessiva per il welfare e rappresenta il 16,3% del Pil. A incidere sulle prospettive di sostenibilità è anche l'evoluzione demografica: nel 2025 le nascite sono scese al minimo storico di 355.000 e, secondo le proiezioni richiamate nel rapporto, entro il 2050 la popolazione in età lavorativa potrebbe diminuire di sei milioni di persone.

Di fronte a questo scenario, il rapporto propone di considerare il welfare non soltanto come una voce di spesa pubblica, ma anche come un settore capace di generare attività economica e occupazione. Le strategie individuate riguardano due fasce della popolazione: gli anziani e i giovani.

La prima direttrice punta a rafforzare i servizi rivolti agli over 65, con particolare attenzione alla non autosufficienza e all'assistenza domiciliare. La seconda prevede investimenti sulle nuove generazioni attraverso formazione, lavoro di qualità, accesso alla casa e salute mentale.

Sul rapporto tra sostenibilità del welfare e collaborazione tra settori è intervenuto il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. «Nessuno da solo può reggere il peso delle trasformazioni demografiche», ha dichiarato, richiamando la necessità di «un'alleanza tra pubblico e privato».

Il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha sottolineato che «la politica della crescita non può essere disgiunta dal welfare», indicando la necessità che la prossima legge di Bilancio sostenga giovani e anziani.

Sul versante sanitario, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha richiamato le prospettive della sanità integrativa, che secondo i dati citati copre il 24% degli italiani, rispetto al 75% registrato in altri Paesi europei. Per il ministro rappresenta «un'opportunità», «fermo restando il ruolo centrale del Servizio sanitario nazionale».

Il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto ha inoltre annunciato una strategia europea per rendere più attrattive le aree svantaggiate, nell'ambito del confronto sui divari territoriali tra Nord e Sud.

La necessità di sostenere la crescita economica è stata ribadita dal presidente di Unipol Carlo Cimbri, secondo cui «c'è welfare se c'è la produzione». Cimbri ha richiamato l'importanza degli investimenti e del rafforzamento del progetto europeo, a partire dalla realizzazione di un mercato unico dei capitali.

Anche l'amministratore delegato di Unipol Matteo Laterza ha sottolineato il ruolo centrale dell'intervento pubblico, affermando che «sempre più sarà necessaria la collaborazione con il privato». Per Laterza, «senza crescita, protezione ed equità il welfare diventa assistenza».

Il rapporto colloca quindi la sostenibilità del sistema di welfare al centro delle scelte di programmazione, indicando nell'assistenza alla popolazione anziana e negli investimenti sui giovani due ambiti prioritari per affrontare i cambiamenti demografici.

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