Gare sanitarie
16 Ottobre 2026La survey di Confindustria Dispositivi Medici su 105 gare rileva una forte disomogeneità: da zero a 13 criteri per procedura

Il 95% delle gare pubbliche per l'acquisto di dispositivi medici include almeno un requisito di sostenibilità, ma i criteri ESG cambiano sensibilmente da una procedura all'altra: si passa da zero a 13 requisiti per gara. Una frammentazione che, secondo Confindustria Dispositivi Medici, aumenta gli oneri amministrativi per le imprese e rende più difficile programmare gli investimenti in innovazione sostenibile. A fotografare la situazione è la survey del Centro Studi dell'associazione, condotta su 105 gare svolte tra il 2025 e il primo semestre 2026 e mappate su tutto il territorio nazionale. I risultati sono stati presentati il 15 ottobre a Bari, nell'ambito del primo Convegno nazionale FARE, durante l'evento "Green Procurement in Sanità: criteri e percorsi condivisi per generare valore sostenibile". Il criterio più diffuso riguarda la parità di genere, presente nel 74% delle procedure analizzate. Seguono i requisiti ambientali, rilevati nell'85% delle gare, e quelli sociali, presenti nel 78%. I criteri relativi alla governance compaiono invece soltanto nel 13% delle procedure. Anche la natura dei requisiti varia: quelli obbligatori si concentrano soprattutto sulle caratteristiche dei prodotti e sulla gestione dei rifiuti, mentre gli aspetti sociali e di governance sono quasi sempre inseriti tra i criteri premiali. Tra gli elementi considerati figurano packaging, trasporto, gestione dei rifiuti e certificazioni ambientali.
"Questi dati mostrano come la sostenibilità stia entrando nelle procedure di acquisto sanitario, ma con modalità ancora molto diverse tra enti e centrali di committenza", ha dichiarato Alessia Lupi, special advisor sostenibilità, etica e sociale di Confindustria Dispositivi Medici. Per le imprese, ha spiegato, questa frammentazione comporta una moltiplicazione degli oneri documentali e certificativi, senza garantire sempre benefici ambientali e sociali misurabili. Il rischio, secondo Lupi, è che risorse e competenze vengano assorbite dagli adempimenti anziché essere destinate all'innovazione sostenibile. "Non basta inserire criteri ESG nelle gare: occorre che siano omogenei, verificabili e coerenti con la specificità di un settore che comprende oltre 2 milioni di tecnologie sul mercato europeo", ha sottolineato.
Per l'associazione, l'introduzione dei criteri di sostenibilità negli acquisti sanitari deve procedere in coerenza con l'evoluzione della normativa europea, evitando di anticipare o introdurre obblighi non compatibili con i tempi di adeguamento previsti e con le condizioni effettive del mercato. Un aspetto particolarmente rilevante per il comparto dei dispositivi medici, sottoposto a un quadro regolatorio specifico, che comprende i regolamenti europei MDR e IVDR. In questo contesto, sicurezza, efficacia clinica e qualità delle prestazioni restano requisiti imprescindibili. "La sostenibilità deve generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari, le strutture e le imprese che investono in innovazione", ha affermato Lupi. La transizione, ha aggiunto, richiede responsabilità condivise, competenze, regole chiare e un dialogo continuo tra tutti gli attori del sistema.
Per superare la disomogeneità delle procedure, Confindustria Dispositivi Medici ha elaborato dieci raccomandazioni con l'obiettivo di rendere la sostenibilità un criterio concretamente applicabile e verificabile nelle gare pubbliche. Le indicazioni puntano innanzitutto a promuovere il dialogo con il mercato prima di introdurre nuovi requisiti ESG e a riconoscere l'equivalenza tra certificazioni e rating diversi, purché basati su requisiti comparabili. L'associazione chiede inoltre criteri chiari, fondati su evidenze scientifiche e standard tecnici riconosciuti, e una programmazione strategica degli acquisti basata sui fabbisogni reali e su una logica value-based. Tra le proposte rientrano anche il riconoscimento delle specificità dell'economia circolare, con riferimento a reprocessing e refurbishment nel rispetto dei regolamenti MDR e IVDR, e l'utilizzo della valutazione del ciclo di vita (LCA) come strumento di miglioramento interno alle aziende, anziché come criterio comparativo di gara. Le altre raccomandazioni riguardano l'introduzione graduale dei requisiti, il loro monitoraggio e aggiornamento nel tempo, l'adozione di linee guida nazionali per rendere omogeneo il procurement sostenibile sul territorio e la formazione continua dei professionisti coinvolti nella programmazione e nella gestione degli acquisti.
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