Innovazione
07 Ottobre 2026Il report della Fondazione Mesit rileva un ampio riconoscimento dei benefici dell’innovazione, ma anche timori sull’accesso alle cure e sull’uso dell’IA

Due italiani su tre temono che l’innovazione sanitaria possa aumentare le differenze nell’accesso alle cure. Il 65,2% considera questo rischio probabile o abbastanza probabile, mentre il 63,2% teme un rapporto più impersonale con medici e infermieri. È quanto emerge dal report “Innovation Starting-point: Prospettive passate e future in Sanità”, presentato all’Health Innovation Show 2026, IV edizione, promosso dalla Fondazione Mesit – Medicina Sociale ed Innovazione Tecnologica, in collaborazione con ALTEMS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, CEIS-EEHTA dell’Università di Roma Tor Vergata e il Centro di Ricerca Interdipartimentale “Innovazione & Salute” dell’Università Roma Tre.
L’indagine, condotta su un campione ponderato di 1.411 maggiorenni residenti in Italia, mostra allo stesso tempo un giudizio positivo sui risultati dell’innovazione. L’83,4% ritiene che abbia migliorato almeno abbastanza l’efficacia delle cure e l’82,9% la diagnosi precoce. Il 55,5% pensa inoltre che possa migliorare molto o moltissimo la qualità delle cure. Più critica la valutazione sull’accessibilità: il 38,4% ritiene che l’innovazione abbia contribuito poco o per niente alla possibilità di curarsi quando necessario.
Differenze emergono anche rispetto alle singole tecnologie. Il 79,2% accetterebbe dispositivi per il monitoraggio a distanza dei parametri di salute, il 76,5% strumenti per seguire una terapia da remoto e il 67,1% una televisita. Maggiore cautela riguarda invece l’intelligenza artificiale: il 48,6% è poco o per niente disposto ad accettarla come supporto alla diagnosi e il 48,4% nella scelta del trattamento.
La fiducia resta più elevata nei professionisti che nel sistema sanitario nel suo complesso. Su una scala da zero a dieci, scienziati e ricercatori raggiungono un punteggio di 7,25, i medici 7,01 e gli altri professionisti sanitari 6,91. Il Servizio sanitario nazionale si ferma a 6,07.
Il report rileva inoltre differenze legate a età, istruzione, situazione economica e territorio. Il profilo con una percezione più elevata dei benefici dell’innovazione riguarda il 60,4% di chi affronta le spese con facilità, contro il 51% di chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese. Tra i laureati raggiunge il 59,4%, rispetto al 49,1% tra chi possiede un titolo di studio più basso.
In oncologia, il 47,8% degli intervistati individua nei tumori il principale ambito nel quale sono stati percepiti progressi. L’85,3% valuta positivamente il contributo dell’innovazione alla diagnosi oncologica, ma il 39,1% non ha mai sentito parlare di intelligenza artificiale applicata all’oncologia.
«I cittadini ci consegnano un messaggio molto chiaro: l’innovazione funziona, ma non arriva ancora a tutti allo stesso modo», afferma Marco Trabucco Aurilio, presidente della Fondazione Mesit. Secondo il presidente, le politiche sanitarie dovrebbero concentrarsi sulle fasce che percepiscono meno i benefici dell’innovazione e, per l’intelligenza artificiale, mantenere «il medico al centro, con trasparenza e regole chiare sull’uso dei dati».
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