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New Normal

02 Ottobre 2023

Il New Normal della Sanità: il futuro prossimo

Quali saranno le direttrici del cambiamento e quali mutazioni di scenario ci aspettano nel Ssn? Se ne occupa il volume “Il New Normal della Sanità”, edito da Edra e scritto dal presidente IMIIS, Paolo Colli Franzone. Ecco la seconda puntata della rubrica che spiega ai professionisti della sanità qual’ è il New Normal che li attende


Le direttrici di evoluzione verso il New Normal sono già piuttosto ben chiare e definite, e possono essere così riassunte:
 • l’ospedale come luogo dedicato all’alta e altissima intensità di cura
 • focus preminente sulla Sanità Territoriale
 • revisione del modello funzionale di cura primaria
 • utilizzo intensivo delle tecnologie dell’informazione
 • realizzazione di un “circuito virtuoso” dei dati sanitari e clinici

Cominciamo con l’ospedale: durante le fasi più drammatiche della pandemia abbiamo avuto modo di capire come e quanto sia necessario “proteggere” i nostri nosocomi, rendendoli il più possibile “resistenti e resilienti” rispetto a qualsiasi minaccia epidemiologica e/o evento catastrofico. Partiamo dal Pronto Soccorso: per quanto gli operatori siano abituati, per definizione, a gestire eventi e carichi operativi assolutamente imprevedibili, è evidente che una qualsiasi emergenza quantitativamente rilevante non può essere affrontata senza impattare sui tempi e sulla qualità delle prestazioni. Se, come accade praticamente da sempre, la quantità di accessi impropri al PS supera un valore fisiologico posizionato intorno a un 5%, siamo già nei guai. E dire che qui in Italia siamo già abbastanza “generosi” nel fissare la soglia di severità al di sotto della quale l’accesso viene definito improprio. E lo facciamo perché sappiamo bene quali siano i problemi sottostanti, a partire dalla inefficienza dei servizi di Guardia Medica e dalla irraggiungibilità dei medici di medicina generale durante le ore notturne o nei week-end.

Nel New Normal il Pronto Soccorso dovrà diventare un luogo ad accesso pianificato (ovviamente non parliamo dei casi di reale emergenza-urgenza): saranno le strutture territoriali, a partire dalle Case di Comunità, a filtrare severamente gli accessi. Per farlo, dovranno essere attive ventiquattro ore al giorno, anche durante i week-end e le festività, e questo è il prezzo (organizzativo ed economico) da pagare se vogliamo davvero restituire al Pronto Soccorso il suo ruolo originario e primario. Passando ai reparti di degenza, l’ospedale del New Normal sarà “per davvero e fino in fondo” il luogo dell’alta e altissima intensità di cura. I casi meno severi dovranno essere gestiti da strutture territoriali (di nuovo le Case della Salute, ma anche gli Ospedali di Comunità), anche potenziando e incentivando il coinvolgimento di strutture private operanti in regime di convenzione. Infine, l’ospedale diventerà sempre più virtuale: le tecnologie oggi ci consentono di immaginare pazienti “ricoverati a casa loro”, o in strutture residenziali specifiche partendo dalle attuali RSA, ricevendo un mix di prestazioni virtuali (telemedicina) e fisiche (assistenza infermieristica domiciliare).

Quanto al potenziamento della sanità territoriale, il lavoro da fare è enorme in quanto partiamo praticamente da zero (fanno eccezione Regioni come il Veneto e l’Emilia-Romagna, da sempre più attente al tema) e dobbiamo attivare centinaia di Case della Salute e Ospedali di Comunità. I soldi, abbiamo visto, ci sono. Quantomeno quelli necessari alla loro realizzazione. I modelli organizzativi di presa in carico territoriale e di integrazione ospedale-territorio li possiamo tranquillamente copiare dalle due Regioni citate in precedenza, focalizzandoci su alcuni obiettivi prioritari:
  ·       lo sviluppo di un sistema di presa in carico strutturato per segmenti di condizione clinica degli assistiti
  ·       lo sviluppo delle Case di Comunità quale primo punto di riferimento per la risposta ai bisogni di natura sanitaria e sociosanitaria per l’intera popolazione;
  ·       la piena integrazione tra assistenza sanitaria e sociale, attraverso équipes multiprofessionali capaci di gestire in toto l’assistito;
  ·       il potenziamento delle cure domiciliari, portando la casa dell’assistito – tutto laddove possibile – al centro del sistema assistenziale integrato;
  ·       il fortissimo potenziamento della digitalizzazione dei servizi e dell’integrazione dei vari silos informatici attuali; il potenziamento delle attività di prevenzione e delle capacità di “prevedere” l’evoluzione del quadro patologico di un singolo individuo in funzione di fattori familiari e/o legati a particolari stili di vita;
  ·       il potenziamento delle azioni di comunicazione e promozione della Salute.

Questa “nuova” sanità territoriale sarà in grado, nel New Normal, di garantire maggiore quantità e qualità nell’erogazione di tutte quelle prestazioni che, per loro natura, possono essere “tolte” dagli attuali carichi di lavoro delle strutture ospedaliere. La Medicina di precisione e il Population Health Management diventano i due pilastri del New Normal: i medici territoriali si preoccuperanno principalmente di “intercettare con congruo anticipo” situazioni di riacutizzazione di pazienti cronici, agendo in modo proattivo. Dal paziente che telefona al medico si passerà al medico che telefona al paziente dicendogli “forse è meglio che ci vediamo subito, fissiamo una visita”. I medici di medicina generale sono destinati a cambiare assetto, diventando dipendenti del SSN: il loro status attuale certamente non aiuta un processo di trasformazione che passa attraverso la rivisitazione degli orari di disponibilità dei servizi di cura primaria.

Infine, i dati: essi sono il vero tesoro di qualsiasi organizzazione sanitaria e sociosanitaria, l’asset attraverso il quale la medicina di precisione e il PHM diventano modelli attuabili. Il nuovo FSE (anch’esso finanziato dal PNRR) espone finalmente dati atomici e non più (per meglio dire, non solo) files PDF contenenti le informazioni utili. Parallelamente (sempre grazie ai fondi PNRR) si diffonderanno negli ospedali e nelle strutture territoriali i “Clinical Data Repository”, ossia i “contenitori” delle storie cliniche di ciascun paziente trattato. I dati, finalmente, ci saranno. Nel New Normal dovremo (finalmente) rimettere mano alle normative in materia di privacy, facendo prevalere il diritto di molti (la popolazione nel suo complesso) rispetto a quello del singolo cittadino. Le aberrazioni di un sistema orientato alla difesa talebana di diritti ormai anche sociologicamente superati (la visione novecentesca del “right to be let alone”) hanno limitato e tuttora continuano a limitare il lavoro degli operatori sanitari. Centinaia di medici possono raccontarvi come loro non considerino affidabile il Fascicolo Sanitario Elettronico a causa dei molti oscuramenti effettuati grazie a una norma scellerata che addirittura consentiva di “oscurare l’oscuramento”. Nel New Normal dovremo passare dall’opt-in (il paziente rilascia il consenso all’accesso ai suoi dati sanitari da parte degli operatori del SSN) all’opt-out (il paziente non rilascia il consenso), e questa decisione dovrà essere adottata una e una sola volta, fatta salva naturalmente la possibilità di “cambiare idea” nel corso del tempo. Tutti i dati di tutti i pazienti che non avranno negato il consenso, quindi, saranno liberamente accessibili da tutti gli operatori autorizzati, abilitando finalmente un circuito virtuoso delle informazioni sanitarie e cliniche. Analogamente, i dati in forma aggregata potranno essere utilizzati per finalità di ricerca in quantità di molto superiore a quella odierna, anche in questo caso generando ulteriore valore.

TAG: LIBRO

15/09/2023

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