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New Normal

15 Settembre 2023

Il New Normal della Sanità: Ground Zero

Molte cose cambieranno nel Ssn e nel modo di lavorare quotidiano di tutti gli operatori sanitari. IL libro “Il New Normal della Sanità”  può essere uno strumento per comprendere i cambiamenti


Se è vero, come sostengono diverse voci autorevoli, che molte cose cambieranno nel Servizio Sanitario Nazionale e persino nel modo di lavorare quotidiano di tutti gli operatori sanitari, tanto vale cominciare a comprendere in anticipo quali saranno le direttrici del cambiamento e quali mutazioni di scenario ci aspettano.
E questo l’obiettivo del libro “Il New Normal della Sanità”, edito da Edra e scritto dal presidente IMIIS, Paolo Colli Franzone. Da oggi prende il via una rubrica che attraverso le parole dell’autore spiega ai professionisti della sanità qual’ è il New Normal che li attende:

“Abbiamo iniziato a parlare di “new normal” quando ci siamo resi conto che, finalmente, il peggio della pandemia Covid stava passando e ci saremmo trovati ben presto a fare i conti con la ricerca di una “normalità” che – per mille ragioni – non avrebbe rappresentato un semplice ritorno alle cose com’erano prima.
Il Covid ha devastato il mondo intero, e non solo sotto un profilo squisitamente epidemiologico e sanitario: gli effetti sull’economia e persino sulla quotidianità di ciascuno di noi si sono resi evidenti nei giorni peggiori, quando abbiamo dovuto familiarizzare con l’espressione “lockdown” rendendoci improvvisamente conto di quanto nulla sarebbe più stato come prima.

Il Servizio Sanitario Nazionale ha patito un vero e proprio inferno, evidenziando una scarsissima capacità di resilienza di fronte a decine di migliaia di accessi quotidiani in Pronto Soccorso, la prima (disperata) ricerca di farmaci efficaci, ventilatori, mascherine e attrezzature per la terapia intensiva.
Gli ospedali (e, peggio ancora, gli ambulatori), intasati dai pazienti Covid, si sono trovati nella necessità di ridurre praticamente a zero qualsiasi altro tipo di prestazione e trattamento: interventi chirurgici rinviati a chissà quando, chemio e radio terapie somministrate a ritmi ridottissimi, persino una banale frattura a un braccio diventava un dramma, una ricerca affannosa del posto letto. Anestesisti e rianimatori introvabili, turni massacranti, materiale introvabile.

Dopo decenni trascorsi a parlare, ai convegni, della necessità di potenziare la sanità territoriale in modo da alleggerire i carichi di lavoro degli Ospedali (a partire dai Pronto Soccorso), ci siamo resi conto che dovevamo passare dalla teoria oratoria alla pratica, rimboccandoci le maniche e mettendoci a costruire un nuovo SSN.
I politici hanno (finalmente) capito che il piccolo ospedale sotto casa è indubbiamente un mezzo potentissimo di raccolta di consenso e di voti ma, alla resa dei conti, serve a ben poco se manca una rete di strutture territoriali capaci di gestire tutto ciò che non ha senso portare a livello nosocomiale.
I manager del SSN, partendo dal livello governativo e arrivando ai dirigenti delle singole aziende sanitarie e ospedaliere, hanno ripreso in mano le migliaia di pagine scritte (e mai seriamente attuate…) sul tema del “Population Health Management”, rendendosi conto della assoluta necessità di costruire un sistema saldamente fondato sulla prevenzione e sulla gestione precoce delle patologie. Capacità predittiva e proattività sono diventate parole centrali all’interno del dibattito sul come uscire dal Ground Zero, così come l’espressione “integrazione ospedale-territorio”.
La telemedicina, prassi confinata (parlando di Italia, nel periodo precedente alla pandemia) ad una sorta di circolo ristretto di pochi medici più o meno visionari e capaci di trovare i fondi necessari, ha vissuto la sua primavera quando persino gli operatori sanitari più refrattari nei confronti delle tecnologie informatiche hanno capito che non avrebbero potuto seguire altrimenti i loro pazienti.

Le lezioni apprese durante le fasi peggiori della pandemia sono state assimilate a dovere, e hanno generato una serie di provvedimenti normativi finalizzati a “far succedere per davvero” tutto quello che si è teorizzato da troppo tempo senza mai trovare le risorse per passare alla fase realizzativa.
Il PNRR, con ben 15 miliardi di euro stanziati a favore del SSN, rappresenta l’elemento sinora mancante: i soldi, adesso, ci sono. Si tratta di saperli spendere bene, indirizzando progettualità davvero capaci di risolvere i problemi”.

Gli obiettivi della Missione 6 (Salute) del PNRR sono ottimamente centrati rispetto alle effettive necessità del SSN, e sono così riassumibili:

•  potenziamento delle reti territoriali, centralità del Distretto;
•  realizzazione delle Centrali Operative Territoriali;
•  la rete degli Ospedali di Comunità;
•  cura primaria e continuità assistenziale; •  potenziamento tecnologico degli ospedali sedi di DEA;
•  realizzazione del Dossier Sanitario Territoriale;
•  adozione e diffusione sistematica della Telemedicina;
•  realizzazione di un nuovo modello di sistema informativo sanitario “trasversale”; •  nuovo Fascicolo Sanitario Elettronico, orientato ai dati e non più al ciclo “evento/documento”;
•  realizzazione dell’Ecosistema dei Dati Sanitari.

Il New Normal “immediato”, quello che in qualche modo si è già avviato partirà da questo scenario di obiettivi e li declinerà in azioni puntuali, moltissime delle quali troveranno nel PNRR la fonte principale di Finanziamento.
Quello che ancora non è chiarissimo, invece, è il come finanziare tutta la spesa corrente conseguente a questa profonda trasformazione del SSN, partendo dai costi per il personale aggiuntivo necessario a soddisfare i fabbisogni delle nuove strutture territoriali.
Ci si aspetta che il Governo rimetta mano al portafoglio rifinanziando il SSN su livelli degni di un Paese occidentale, sapendo che partiamo da un attuale (e povero) 8,9% sul PIL, quando le nostre “cugine” Francia e Germania viaggiano ben al di sopra dell’11%.
Ma siamo fiduciosi, dobbiamo esserlo.

Nei prossimi articoli svilupperemo il tema del “New Normal”, partendo dal futuro immediato per poi spingerci ancora più in avanti nel tempo, cercando di capire quali sono le direttrici (e, conseguentemente, le strategie da adottare) capaci di ricostruire sul disastro del Ground Zero, sapendo sfruttare al meglio le ingenti risorse messe a disposizione dall’Unione Europea.

TAG: LIBRO

02/10/2023

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