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Lombardia

30 Marzo 2026

Riforma Ssn, perplessità della Lombardia sul progetto Schillaci

La freddezza dell’amministrazione regionale lombarda nei confronti di quella che si prospetta come una riforma del Ssn che allenta l’autonomia delle Regioni in materia di assistenza sanitaria 


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Un ampio articolo del Sole 24 Ore solleva la questione della freddezza della Regione Lombardia nei confronti del progetto di riforma del Servizio sanitario nazionale promosso dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Non risultano prese di posizione ufficiali. Tuttavia, il quotidiano economico parla esplicitamente di una “maggioranza di centrodestra, la stessa del ministro, che non apprezza la direzione indicata da un Disegno di legge che ancora deve essere definito nel dettaglio”.

Nel presentare il progetto, a gennaio, Schillaci affermava che “con questo provvedimento vogliamo rendere il Servizio sanitario nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza. L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno, potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona”.

Il tema dei grandi ospedali nazionali
Secondo quanto riportato, i motivi di scontento dell’amministrazione regionale lombarda sarebbero due. Il primo riguarda il mancato coinvolgimento delle Regioni in una riforma che si prospetta di ampia portata. Il secondo riguarda la previsione di una nuova categoria di ospedali “di terzo livello”, ovvero strutture altamente qualificate e di rilievo nazionale, finanziate con risorse dedicate ma afferenti al governo centrale.

In assenza di dettagli definitivi sulla riforma, il quotidiano ipotizza che in Lombardia potrebbero rientrare in questa categoria Policlinico e Niguarda, senza escludere poli sanitari privati riconducibili a enti religiosi.

Una riforma di questo tipo potrebbe incidere sull’autonomia regionale in materia di assistenza sanitaria, definita dalla riforma costituzionale del 2001. Tale assetto attribuisce allo Stato il compito di delineare le linee guida di politica sanitaria e di definire la distribuzione delle risorse alle Regioni.

Il tema del divario nella qualità dell’assistenza tra le diverse regioni italiane è stato più volte richiamato. Tuttavia, finora non è stata prospettata in modo esplicito una revisione dell’equilibrio tra competenze centrali e regionali. La riforma Schillaci si muoverebbe in questa direzione. Tra le ipotesi, la creazione di “ospedali elettivi”, privi di Pronto Soccorso, operanti in rete con l’emergenza-urgenza e con riferimento nazionale, con l’obiettivo di garantire risposte specialistiche e ridurre la mobilità sanitaria.

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