Professioni sanitarie
19 Ottobre 2026Dopo l'approvazione del testo in Commissione alla Camera, il sindacato chiede di collegare competenze certificate, incarichi specialistici e progressioni economiche

La riforma delle professioni sanitarie deve tradurre il riconoscimento delle competenze in incarichi specialistici, percorsi di carriera clinica e progressioni economiche. È la richiesta del COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, dopo l'approvazione del testo del disegno di legge A.C. 2700-A da parte della Commissione Affari sociali della Camera. Per il sindacato, il passaggio decisivo sarà collegare le nuove disposizioni agli strumenti contrattuali e all'organizzazione delle aziende sanitarie.
Il provvedimento interviene sulla formazione, sulla certificazione delle competenze e sulla responsabilità sanitaria. Secondo il COINA, tuttavia, il riconoscimento formale della preparazione professionale non è sufficiente a garantire nuove opportunità lavorative.
«Non basta riconoscere che un professionista possiede determinate competenze», dichiara Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA. «Bisogna creare le condizioni affinché possa esercitarle, assumere incarichi coerenti con la propria preparazione e ottenere una progressione professionale ed economica».
Il sindacato richiama la legge 43 del 2006, che già individua la figura del professionista sanitario specialista, e la disciplina contrattuale del comparto Sanità, che prevede incarichi differenziati per complessità.
«Chiediamo una vera carriera clinica parallela a quella organizzativa», sottolinea Ceccarelli. L'obiettivo è consentire ai professionisti con competenze specialistiche di progredire continuando a svolgere attività assistenziale, senza dover necessariamente assumere funzioni gestionali.
Il COINA sollecita inoltre criteri trasparenti per l'attribuzione degli incarichi e un collegamento tra competenze certificate, funzioni effettivamente esercitate e riconoscimenti economici, per limitare le disparità tra aziende sanitarie e territori.
Un secondo punto riguarda la responsabilità professionale. Secondo quanto riportato dal sindacato, il disegno di legge prevede che, nella valutazione della colpa, siano considerate anche la scarsità di risorse umane e materiali e le carenze organizzative non evitabili dal professionista.
Per rendere effettiva questa previsione, il COINA chiede alle aziende sanitarie strumenti per documentare le criticità organizzative, procedure di segnalazione funzionanti e risposte tempestive ai problemi evidenziati dagli operatori.
La questione delle risorse rappresenta un ulteriore nodo. Il sindacato richiama la clausola di invarianza finanziaria contenuta nel disegno di legge e la richiesta delle Regioni di oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi per il triennio 2027-2029, anche per affrontare le esigenze del personale sanitario.
«Alcune innovazioni possono essere realizzate attraverso una migliore organizzazione e l'applicazione degli strumenti contrattuali esistenti. Altre richiedono risorse», osserva Ceccarelli, sottolineando la necessità di evitare che le opportunità di carriera dipendano esclusivamente dalle disponibilità economiche delle singole aziende o Regioni.
Il COINA chiede infine a Governo e Parlamento un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali durante l'iter legislativo e nella successiva fase attuativa, per definire il rapporto tra certificazione delle competenze, incarichi specialistici, carriere cliniche e valorizzazione economica.
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