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19 Dicembre 2024La drastica riduzione delle tariffe previste dal nuovo nomenclatore tariffario per le prestazioni sanitarie "rischia di mettere in ginocchio l'intero sistema della sanità privata accreditata, con conseguenze gravissime sull'accesso alle cure, sull'occupazione e sulle disparità territoriali". Così l'Associazione Aisi, lancia l'allarme: "I tagli rendono impossibile coprire i costi di produzione delle prestazioni sanitarie

La drastica riduzione delle tariffe previste dal nuovo nomenclatore tariffario per le prestazioni sanitarie "rischia di mettere in ginocchio l'intero sistema della sanità privata accreditata, con conseguenze gravissime sull'accesso alle cure, sull'occupazione e sulle disparità territoriali". Così l'Associazione imprese sanitarie indipendenti (Aisi), per voce della presidente Karin Saccomanno e del direttore Generale Giovanni Onesti, lancia un allarme chiaro e fermo. "I tagli alle tariffe, ridotte mediamente del 30% e in alcuni casi fino all'80%, rendono impossibile coprire i costi di produzione delle prestazioni sanitarie,'' spiega il Presidente Karin Saccomanno. ''Molte strutture accreditate si troveranno a operare in perdita, e ciò mette in pericolo non solo la loro sopravvivenza, ma anche la capacità di garantire prestazioni essenziali a milioni di cittadini.''
I punti critici della situazione secondo Aisi, "tagli insostenibili alle tariffe: Le nuove tariffe risultano inferiori ai costi reali di produzione, spingendo molte strutture a un pericoloso equilibrio economico negativo; rischio di chiusura e perdita di posti di lavoro: La riduzione dei rimborsi compromette la stabilità finanziaria delle strutture accreditate, causando chiusure e un significativo impatto occupazionale nel settore sanitario; esaurimento precoce dei budget: I fondi regionali, non adeguatamente incrementati per coprire il maggior numero di prestazioni introdotte dai nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), rischiano di esaurirsi rapidamente; disparità territoriali: Le Regioni del Centro-Sud, già in difficoltà economica o in piano di rientro, non possono sopperire con risorse proprie, aggravando il divario nell'accesso ai servizi sanitari". L'Uap, l'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata - che rappresenta più di 27.000 strutture sanitarie a livello nazionale - su questo fronte ha lanciato una petizione (https://chng.it/C6TBz64Fvn) condivisa da Aisi.
Il direttore generale Aisi, Giovanni Onesti, aggiunge "non possiamo ignorare le conseguenze di questa misura. Molte Regioni non avranno le risorse per compensare i tagli, e interi territori rischiano di rimanere scoperti. La sanità privata accreditata è una colonna portante del Servizio Sanitario Nazionale e contribuisce in modo fondamentale a ridurre le liste d'attesa. Mettere a rischio questa rete significa compromettere il diritto alla salute".
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