Professioni sanitarie
04 Ottobre 2024Né un infermiere, né un operatore sociosanitario, la risposta alla carenza dei professionisti sanitari sarà l’assistente infermiere. Arriva l’ok dalla Conferenza Stato-Regioni a questa nuova figura che vedremo presto nella sanità pubblica e privata

Né un infermiere, né un operatore sociosanitario, la risposta alla carenza dei professionisti sanitari sarà l’assistente infermiere. Arriva l’ok dalla Conferenza Stato-Regioni a questa nuova figura che vedremo presto nella sanità pubblica e privata. Una decisione non molto apprezzata dai sindacati di categoria che sono già sul piede di guerra. "Nonostante la raccolta firme promossa da Cnai e sostenuta da Nursing Up che ha raccolto in pochi giorni quasi 13mila sottoscrizioni, e il parere fortemente critico espresso anche dalla comunità internazionale che si è appellata alle nostre istituzioni per un cambio di rotta, la figura dell'assistente infermiere si sta concretizzando", spiegano in una nota Antonio De Palma, presidente di Nursing Up, e Walter De Caro, presidente di Cnai (Consociazione nazionale associazioni infermiere).
Cosa farà l’assistente infermiere
Nel decreto si parte dalla descrizione della figura, "un operatore in possesso della qualifica di Oss che ha seguito di un ulteriore percorso formativo consegue la qualifica di assistente infermiere", si legge nell'articolo 1. "Collabora con gli infermieri assicurando le attività sanitarie oltre a svolgere le attività proprie del profilo di operatore socio sanitario", precisa il documento che sancisce l'accordo tra il Governo e le Regioni sull'assistente infermiere che nelle considerazioni iniziali evidenzia che la figura arriva per rispondere "alla generale necessità di rispondere in maniera differenziata ai crescenti bisogni di salute della popolazione". Ma come si diventa assistente infermiere? "Ë richiesta la qualifica di operatore socio-sanitario o titoli equipollenti, il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale o di altro titolo di studio di pari livello conseguito all'estero ed esperienza professionale come operatore socio-sanitario di almeno 24 mesi", si legge nell'accordo. Ma "possono accedere ai corsi di assistente infermiere, operatori in possesso della qualifica di Oss, privi del diploma di scuola secondaria di secondo grado di durata quinquennale o di altro titolo di studio conseguito all'estero, con cinque anni di esperienza lavorativa nella qualifica di Oss, maturati negli ultimi otto anni; per tali operatori è previsto un modulo teorico propedeutico aggiuntivo, finalizzato all'acquisizione di abilità logico matematiche, comprensione del testo, scrittura sintetica, conoscenze in ambito scientifico-biologico, della durata di almeno 100 ore". Sono esonerati dalla presentazione del predetto certificato, i cittadini stranieri "che sono in possesso del titolo conclusivo del secondo ciclo scolastico o di un titolo di studio di livello superiore conseguito in Italia". Il corso di formazione "ha una durata complessiva non inferiore a 500 ore, da svolgersi in un periodo di tempo non inferiore a 6 mesi e non superiore a 12 mesi. 2. Il corso è strutturato in moduli didattici teorici di almeno 200 ore, tirocinio di minimo 280 ore, e almeno 20 ore di esercitazioni e simulazioni", precisa l'accordo. Ma quanto guadagnerà? Su questo tema c'è molta preoccupazione da parte dei sindacati di categoria, perché rispetto al lavoro fatto per aumentare gli stipendi degli infermieri nel pubblico e nel privato, oggi rimane il nodo che nel privato sono più bassi. Lo scenario che non piace è che l'assistente infermiere nel pubblico potrebbe avere una retribuzione più alta rispetto ad un infermiere che lavora nel settore privato.
La rivolta dei sindacati
"Governo e Regioni hanno ignorato i pareri negativi degli esperti nazionali ed internazionali tra cui quello Federazione europea degli infermieri (Efn). Questa riforma rischia di compromettere ulteriormente il già precario sistema sanitario - ammoniscono De Palma e De Caro - Continueremo a lottare per chiamare alle proprie responsabilità coloro che, parlando a nome degli infermieri, hanno sostenuto questa pericolosa realtà, nonostante la netta opposizione della maggior parte dei colleghi, preoccupati per la sicurezza dei pazienti e il futuro dell'infermieristica in Italia". "In questo momento storico, l'introduzione della nuova figura senza una revisione complessiva del sistema, e senza un'adeguata valorizzazione economica e professionale di infermieri, ostetriche e altre professioni sanitarie (legge 43/2006), potrebbe essere grave e dannosa", dichiarano i sindacalisti. A bocciare la nuova figura sono anche Michele Vannini e Barbara Francavilla, segretari nazionali Fp Cgil, “è un provvedimento per fronteggiare un'emergenza, quella della carenza infermieristica, di cui nessuno analizza le cause, limitandosi a prendere atto di un fenomeno che andrebbe arginato con misure concrete, in primo luogo l'incremento dei salari e la garanzia di poter lavorare con staff numericamente adeguati, orari rispettati e senza correre continuamente il rischio di essere aggrediti". Secondo il Nursing Up e la Consociazione nazionale associazioni infermiere, "in Italia ciò di cui abbiamo bisogno sono infermieri laureati. Questa non sembra essere una riforma orientata a migliorare il sistema, ma piuttosto un tentativo grossolano di coprire le falle create dalla carenza di personale, senza risolvere il problema alla radice. L'introduzione di una figura ibrida con una formazione accelerata e competenze limitate rischia di non garantire la qualità dell'assistenza necessaria, e ci sorprende che Governo e Regioni non lo comprendano. Si rischiano - avvertono - contenziosi legali e un aumento degli errori clinici. Comprendiamo l'urgenza di affrontare la carenza di personale, ma la proposta di introdurre l'assistente infermiere, oggi e nella sua attuale versione, potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male". "Il decreto sull'assistente infermiere appare come una scorciatoia per evitare investimenti necessari, a lungo attesi e mai realizzati. È preoccupante che la stessa Fnopi, che oggi sostiene l'introduzione dell'assistente infermiere, appoggi una figura ibrida e dalla formazione insufficiente, che farebbe regredire l'assistenza di anni”, sostengono De Palma e De Caro.
Anna Capasso
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
20/01/2026
Adottato il decreto attuativo della legge 193/2023 sull’oblio oncologico con l’obiettivo di assicurare pari opportunità nell’inserimento e nella permanenza al lavoro
20/01/2026
Dal caso della FIP felina alla riduzione del 46% degli antibiotici in zootecnia, Gemmato: “Il nostro Governo intende intervenire”
20/01/2026
Secondo EFPIA l’accordo UE-Mercosur rafforza i legami commerciali e riduce i dazi, ma non garantisce adeguata protezione della proprietà intellettuale
20/01/2026
Negli indirizzi di programmazione del servizio sanitario regionale per il 2026 la Regione Lombardia individua il contrasto all’obesità come priorità
©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)