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09 Ottobre 2026

Sanità, Cartabellotta: basta trattative annuali sui fondi, serve un patto per il SSN

Il presidente della Fondazione GIMBE chiede finanziamenti pluriennali certi e riforme strutturali. Priorità al personale sanitario e all'accesso alle cure


nino cartabellotta

«Ci vuole un rifinanziamento progressivo», con risorse certe indipendentemente dal Governo in carica e un patto politico che superi le divisioni tra i partiti. È la proposta di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, intervistato da Sanità33, dopo la presentazione del 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, tenutasi il 7 ottobre alla Camera dei Deputati.



«Io vorrei vivere in un Paese dove non è che ogni anno dobbiamo aspettare questa sorta di teatrino», afferma Cartabellotta, riferendosi alla contrattazione sulle risorse tra ministero della Salute e ministero dell'Economia. La proposta è definire una programmazione finanziaria stabile, accompagnata da riforme per recuperare sprechi e inefficienze. «Un patto politico che deve prescindere dai singoli partiti», sottolinea, e dagli avvicendamenti delle legislature.

Sul finanziamento, Cartabellotta riconosce i maggiori stanziamenti del Governo, ma invita a distinguere tra valori nominali e risorse effettivamente disponibili. «È vero, è incontrovertibile il fatto che negli ultimi quattro anni il Governo ha assegnato alla sanità, in termini nominali, 17 miliardi e mezzo», osserva. Tuttavia, rispetto al 2022, la quota del PIL destinata al Fondo sanitario nazionale è diminuita. «Il tema fondamentale è con quale unità di misura noi valutiamo l'entità del finanziamento». A questo si aggiunge l'inflazione, che ha ridotto il potere d'acquisto delle risorse assegnate alle Regioni.

La seconda priorità riguarda il personale sanitario. «Il capitolo più sacrificato negli ultimi tredici anni è stato quello del personale sanitario», afferma Cartabellotta. Secondo le analisi GIMBE, quasi 90.000 medici, circa uno su quattro, non lavorano nel SSN né sono inseriti nei percorsi formativi post-laurea. Anche tra gli infermieri uno su cinque non lavora nel servizio pubblico.

«La priorità della priorità è quella di restituire attrattività al Servizio sanitario nazionale», ribadisce il presidente GIMBE. Il problema non riguarda soltanto le risorse complessive, ma anche la capacità di garantire le prestazioni previste dai Livelli essenziali di assistenza. «Noi abbiamo il paniere LEA più ricco d'Europa, ma abbiamo uno dei finanziamenti pubblici più bassi», osserva, evidenziando la distanza tra programmazione sanitaria e disponibilità finanziarie.

Sul ruolo della politica, Cartabellotta rileva che gli interventi durante la presentazione alla Camera hanno rispecchiato le diverse posizioni di maggioranza e opposizione. «Ha pesato non poco l'assenza sia di Fratelli d'Italia sia di Forza Italia», osserva. Ma la soluzione, secondo il presidente GIMBE, non può dipendere dalle proposte di una singola forza politica: serve «un patto di sistema Paese» e una revisione di norme risalenti a trent'anni fa, insieme a una maggiore digitalizzazione del SSN.

Il servizio pubblico continua a garantire buoni risultati di salute, ma ha progressivamente perso capacità di assicurare prestazioni eque e tempestive. 

Il rischio, secondo Cartabellotta, è che il progressivo indebolimento del servizio pubblico comprometta ulteriormente l'accesso alle cure. «Stiamo accumulando quello che ho chiamato un debito di salute nei confronti della popolazione», afferma. Un debito che, sottolinea, avrà conseguenze «in termini di esiti di salute», ma anche sul piano economico e sociale. Per questo, conclude, la sanità deve diventare «quotidianamente oggetto di dibattito pubblico e politico», con scelte che vadano oltre le singole legislature.

Marco Malagutti

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