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Medicina territoriale

08 Ottobre 2026

Sanità, Lorenzin: Contratti e risorse, così si gioca il futuro della medicina territoriale

Al congresso Fimmg l’ex ministra mette insieme il ritardo dell’ACN 2025-2027 e il nodo del finanziamento del Ssn


foto lorenzin

Contratti, personale e finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Sono questi, secondo Beatrice Lorenzin, vicepresidente del gruppo Pd in Senato, i nodi da affrontare per sostenere la sanità territoriale e, in particolare, la medicina generale. A margine del congresso nazionale della Fimmg, l’ex ministra della Salute interviene sul ritardo nel rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale 2025-2027 e guarda alla prossima legge di Bilancio. “Dobbiamo innanzitutto smetterla di approvare i contratti in modo definitivo dopo che sono già scaduti o a pochi giorni dalla scadenza”, afferma a Sanità33 Lorenzin. Il riferimento è al confronto tra il contratto della dirigenza sanitaria, appena approvato per il triennio 2025-2027, e quello della medicina generale, ancora fermo al 2024.



Per Lorenzin la questione non è soltanto contrattuale. “Il tema dei contratti, oltre che essere un diritto e quindi un tema di dignità dei lavoratori, oggi diventa anche un tema di competitività”, sottolinea. La capacità di attrarre professionisti passa dagli stipendi, ma anche dalla qualità e dai modelli organizzativi. Una partita particolarmente delicata per la medicina generale, chiamata a essere uno dei perni della sanità territoriale in un Paese che invecchia. “La medicina di famiglia è il centro del territorio e di quello che dovrebbe essere il percorso di cura di una popolazione sempre più anziana”, osserva. Da qui la necessità, secondo l’ex ministra, di rendere la professione nuovamente attrattiva per le nuove generazioni.

Il tema del personale si lega direttamente a quello delle risorse. E sul Documento programmatico di finanza pubblica Lorenzin punta il dito sull’assenza, a suo giudizio, di risorse aggiuntive sufficienti per il Ssn. “Nel Dpfp non c’è traccia dei 5 miliardi chiesti dal ministro della Salute Schillaci e tantomeno dei 18 miliardi chiesti dalle Regioni per i prossimi tre anni”, afferma. Per l’ex ministra, il problema è anche l’effetto dell’inflazione, che ha eroso la crescita nominale delle risorse destinate alla sanità. “Queste sono le risorse che servono per aumentare gli stipendi, per attrarre in alcune professioni dove i giovani non vanno”, dice, citando tra gli ambiti più critici la medicina del territorio, la medicina d’urgenza e alcune specializzazioni. Il confronto sul finanziamento, però, non riguarda soltanto il personale. Lorenzin richiama anche la necessità di aggiornare i Livelli essenziali di assistenza in funzione dell’evoluzione dei bisogni. “Non puoi avere i Lea di dieci anni fa”, afferma, ricordando che l’aggiornamento dovrebbe tenere conto sia dell’innovazione tecnologica sia dei cambiamenti demografici. Tra le priorità cita anche la presa in carico dei bambini con deficit del linguaggio o cognitivi, oggi spesso lasciata alle famiglie. Il rischio, secondo Lorenzin, è quello di un Ssn che non riesca a tenere il passo con la domanda di assistenza delle fasce più fragili.

Anna Capasso

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