Regioni
19 Novembre 2025Il vicepresidente vicario di Federsanità, Gennaro Sosto, indica le priorità per rafforzare il territorio

“Lo sforzo è raccontare ciò che quotidianamente di buono fa il Servizio sanitario nazionale, spesso dato per scontato.” Così Gennaro Sosto, vicepresidente vicario di Federsanità e direttore generale della ASL Salerno, in un'intervista rilasciata a Sanità33 a seguito del trentennale della federazione. Il tema della contro-narrazione del SSN è indicato come punto di partenza per una valorizzazione del lavoro delle aziende sanitarie e degli operatori sul territorio.
Secondo Sosto, la comunicazione tende a riportare soprattutto criticità e ritardi, mentre resta poco visibile l’impegno quotidiano nella tutela della salute con risorse limitate. Da qui la richiesta di un approccio che dia evidenza alle esperienze positive del sistema pubblico, mantenendo attenzione alle problematiche senza trascurare i risultati ottenuti.
Un secondo ambito riguarda l’ascolto del territorio e la prossimità. Sosto indica la necessità di una collaborazione strutturata tra regioni, enti locali e aziende sanitarie per gestire bisogni sanitari, sociali e assistenziali in modo integrato. “Bisogna prendersi cura della persona in una visione olistica, non solo prenderla in carico”, afferma. L’obiettivo è superare interventi frammentati, soprattutto in un contesto di risorse scarse e progressivo aumento dei pazienti cronici.
Tra le priorità future, Sosto individua tre direttrici: riprogettare i processi assistenziali con l’utilizzo della tecnologia; rafforzare la sinergia con i comuni per integrare sociale e sanitario; trasferire progressivamente l’assistenza sul territorio evitando accessi non appropriati agli ospedali. “Le tecnologie possono far decollare il territorio, ma servono processi ripensati”, sottolinea. La digitalizzazione viene indicata come abilitante, ma richiede una revisione organizzativa, non solo l’introduzione di piattaforme e strumenti.
Sosto richiama inoltre la funzione specifica degli ospedali come riferimento per l’acuzie, mentre i bisogni cronici devono essere gestiti da servizi territoriali più capillari, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione. “Dobbiamo cercare di spostare l’asse sempre di più sul territorio. In questo abbiamo bisogno degli enti locali e di rivedere i processi utilizzando al meglio la digitalizzazione”, conclude.
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