Intervista
01 Agosto 2024Ai microfoni di Sanità33, Giancarlo Ruscitti spiega gli obiettivi del suo nuovo mandato di direttore sociosanitario dell’Azienda regionale di coordinamento della Salute Friuli Venezia Giulia, tra necessità di personale e prevenzione

“Il Friuli-Venezia Giulia, insieme alla Liguria, è la regione più anziana d'Italia. Per rendere, dunque, la sanità più efficace ed efficiente bisogna riuscire a dare risposte ai bisogni delle persone che hanno un'età avanzata multipatologica, con personale sanitario che con il tempo si sta riducendo e il secondo obiettivo è quello della prevenzione secondaria, cioè riuscire a trasformare i pazienti in cittadini capaci di gestirsi la propria sanità sociale e gli aspetti sociosanitari, interagendo con la struttura regionale soprattutto tramite l'intelligenza artificiale”. Questi i due obiettivi del nuovo mandato di Giancarlo Ruscitti che, dopo aver lasciato il Dipartimento Salute della Provincia autonoma di Trento, si è spostato in un’altra Regione Autonoma, il Friuli Venezia Giulia, dove guiderà l’Arcs, l’Azienda regionale di coordinamento della Salute, che coordina l’attività delle tre Asl Friuli Occidentale (Pordenone), Friuli Centrale (Udine) e Giuliano-Isontina (Trieste-Gorizia) oltre a quelle del Centro regionale oncologico di Aviano (Pordenone) e dell’Irccs Burlo Garofalo di Trieste.
“Siamo di fronte anche un'inversione della piramide demografica”, sostiene Ruscitti. In Italia ancora c'è un eterogeneità molto marcata sulle strategie sociosanitarie, ecco perché “bisogna lavorare sulla loro evoluzione”, spiega. “Nelle varie regioni dove ho lavorato c'è sicuramente una capacità erogativa in termini di prestazioni o supporto economico molto notevole rispetto alla media Europea – osserva - Il problema è che sono frammentate, a volte sono duplicate e a volte sono insufficienti sull'individuo. Spesso le categorie più fragili sono quelle che vivono in situazioni personali o familiari complesse che hanno quindi degli interventi sociali dei comuni, delle province e delle comunità che si sommano a quelli sanitari ma c'è bisogno di una visione tridimensionale”.
Per Ruscitti, dunque, “non è solamente un problema sanitario, in cui a parte alcune situazioni l'Italia è sicuramente ai livelli massimi in termini di servizio sanitario pubblico, ma va integrato l'intervento sociale quindi penso alle pensioni minime, alla capacità di dare una risposta a persone che hanno lavorato forse in nero nei loro anni giovanili e che oggi hanno una pensione chiaramente insufficiente ai loro bisogni e anche al sociosanitario coinvolgendo il terzo settore con tutte quelle attività di coprogettazione, catalogo delle prestazioni che va sicuramente mixato a livello territoriale”, conclude Ruscitti.
Ludovico Baldessin
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