Intervista
19 Marzo 2024Sostenere il trasferimento tecnologico è il principale obiettivo della Fondazione Enea Tech che, dal 2021, si è ampliata per inglobare nella mission anche il settore biomedicale. A parlarne a Sanità33 è Maria Cristina Porta, direttore generale della Fondazione Enea Tech Biomedical
Sostenere il trasferimento tecnologico è il principale obiettivo della Fondazione Enea Tech che, dal 2021, si è ampliata per inglobare nella mission anche il settore biomedicale. A parlarne a Sanità33 è Maria Cristina Porta, direttore generale della Fondazione Enea Tech Biomedical, uno degli asset su cui il Governo sta puntando per lo sviluppo strategico dell’Italia nel settore delle biotecnologie.
Con la Fondazione si vogliono mettere a disposizione “non solo risorse economiche, ma anche strumenti di raccordo tra realtà già esistenti nel nostro Paese, a cui non ci sostituiamo”, spiega Porta facendo riferimento agli interventi di Venture Capital privati o pubblici. La Fondazione, in questo ambito, “si inserisce prevalentemente laddove questo supporto manca o non è sufficiente”, sottolinea l’esperta. L’azione è particolarmente importante nel settore biomedicale dove “il ciclo di vita di una startup è molto lungo, essendovi tempi tecnici della ricerca e dell’evoluzione dell’applicazione per arrivare al cittadino – prosegue il Direttore generale -. In questo lungo percorso, la Fondazione facilita il raccordo tra la ricerca di base, che magari non riesce più ad avere le risorse per arrivare a un certo grado di sviluppo e acquisire appetibilità agli occhi dei finanziatori, per accompagnarla ad assumere un valore importante, avvicinandola al mercato, anche coinvolgendo la popolazione che ha bisogno di questa soluzione”.
L’ambizione, dunque, è quella di essere “un fil rouge tra la ricerca, le imprese e i cittadini, per fruire di soluzioni tecnologicamente avanzate”, afferma Porta, sottolineando il valore aggiunto della Fondazione che, come identificato nello statuto, “vuole essere motore della costruzione di un sistema di poli di innovazione che rendano l’Italia attrattiva per imprese, capitali e ritorno di competenze, ma che favoriscano anche l’export”.
A proposito di attrattività, Porta riconosce il ruolo centrale dell’Italia nel settore delle biotecnologie. Tuttavia, “il passo da fare è di presentare le eccellenze insieme come un sistema Paese”, spiega il Direttore della Fondazione. E in questa prospettiva, ben si colloca il Tavolo sulle biotecnologie voluto dal Ministero degli Esteri; “un tavolo che è molto operativo e diversificato e che può efficacemente identificare i punti di forza da valorizzare e quelli da costruire insieme”, evidenzia Porta, secondo la quale non bisogna dimenticare “che le imprese devono adattarsi al mercato e quanto più le tecnologie vanno in profondità, tanto più si ha bisogno di essere interconnessi con altre competenze per poter arrivare insieme a un risultato. Tuttavia, nelle imprese italiane del settore biomedico – conclude -, questa attitudine si sta sviluppando e c’è anche molta attitudine verso un cambiamento culturale”.
Ludovico Baldessin
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