sanità
28 Febbraio 2023 «Anche i sistemi sanitari più avanzati a livello mondiale si sono mostrati non resilienti di fronte alla pandemia da Covid-19». Una premessa attorno alla quale si sviluppa il recente report dell’Ocse - l’Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico, di cui fanno parte 36 Paesi
«Anche i sistemi sanitari più avanzati a livello mondiale si sono mostrati non resilienti di fronte alla pandemia da Covid-19». Una premessa attorno alla quale si sviluppa il recente report dell’Ocse - l’Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico, di cui fanno parte 36 Paesi - dal titolo “Ready for the Next Crisis? Investing in Health System Resilience”.
Il report auspica che i governi «adattino urgentemente i loro sistemi sanitari al fine di rispondere al meglio a future crisi, considerato l’enorme impatto avuto dalla pandemia sui popoli e sull’economia globale. I maggiori investimenti sono necessari nella forza lavoro, insieme a quelli sulla prevenzione e sulle infrastrutture digitali».
Da sottolineare il calo dell’aspettativa di vita nel 2020 in gran parte dei Paesi Ocse, oltre al fatto che, dall’aprile 2022, il 35% dei morti per cause legate al Covid si è verificato all’interno di strutture per lungodegenti. L’elevata prevalenza delle patologie croniche ha reso le popolazioni più vulnerabili alla pandemia e tuttavia i Paesi Ocse spendono in prevenzione, in media, solo il 3% dei fondi destinati alla sanità . Molto secca la sintesi del report: «I sistemi sanitari erano impreparati, sottodimensionati quanto a personale e soggetti a sottofinanziamento».
La ricetta del segretario generale dell’Ocse Mathias Cormann: «Promuovere la salute pubblica, il consolidamento della forza lavoro socio-sanitaria, la raccolta e l’uso dei dati, la cooperazione internazionale, la resilienza della supply chain, la governance del settore, può contribuire a migliorare l’accesso ai servizi sanitari, la salute e il benessere, e la piena partecipazione alla vita sociale».
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