malattie reumatologiche
16 Ottobre 2026In Italia circa 10 milioni di persone convivono con queste patologie. A richiamare l'attenzione su questi nodi è stato l'evento promosso da Apmarr Aps Ets al Ministero della Salute

Dieci milioni di persone, terapie sempre più mirate e diagnosi che arrivano ancora tardi. È il divario che attraversa oggi la reumatologia italiana: mentre la ricerca offre nuove possibilità di trattamento, l'accesso alle cure, le differenze regionali e la continuità assistenziale restano ostacoli per molti pazienti. E anche quando le terapie funzionano, il peso della malattia sulla vita quotidiana, sulla salute psicologica e sulle spese familiari continua a essere rilevante. A richiamare l'attenzione su questi nodi è stato l'evento promosso da Apmarr Aps Ets al Ministero della Salute, a Roma, il 15 ottobre, dedicato al futuro delle cure reumatologiche e alle nuove vulnerabilità dei pazienti. "La presa in carico deve essere migliorata, proseguendo nell'opera di perequazione tra Nord e Sud, dove le Regioni registrano performance differenti", ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Per rafforzare la diagnosi precoce, ha aggiunto, "le Case di comunità, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta possono contribuire" a individuare prima le patologie, con ricadute sulle cure, sulla gravità dei sintomi e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Il sottosegretario ha ricordato anche l'inserimento della fibromialgia grave nei nuovi Livelli essenziali di assistenza, con prestazioni a supporto della fase diagnostica. Un aggiornamento che arriva dopo quasi dieci anni di attesa. Resta inoltre il tema dei costi sostenuti direttamente dai pazienti, stimati in media in 1.245 euro a persona. "Ci deve essere un orientamento" da parte del Ssn, ha sottolineato Gemmato, per contrastare spese inappropriate e duplicazioni degli esami diagnostici. Le difficoltà non riguardano soltanto l'accesso alle terapie, ma anche le conseguenze della malattia sulla quotidianità. Una survey realizzata da Apmarr in collaborazione con C.R.E.A. Sanità sul lupus eritematoso sistemico e sulla nefrite lupica evidenzia un impatto significativo sul benessere fisico e psicologico. Tra le persone con lupus che hanno risposto all'indagine, l'87% riferisce dolore o fastidio, il 56,5% difficoltà nelle attività quotidiane e il 72,9% problemi di ansia o depressione di intensità moderata o grave. Tra i pazienti con nefrite lupica, le percentuali sono rispettivamente del 78,2%, del 56,2% e dell'84,4%. A fronte di questo disagio, il supporto psicologico è stato offerto soltanto al 23,9% dei rispondenti con lupus e al 34,4% di quelli con nefrite lupica. Anche le spese private pesano sui pazienti: in media 1.246 euro all'anno per il lupus e 614 euro per la nefrite lupica. "Le possibilità terapeutiche che abbiamo oggi a disposizione fino a pochi anni fa erano difficili da immaginare, ma l'innovazione ha davvero valore solo se riesce a raggiungere le persone e a tradursi in una migliore qualità di vita", ha sottolineato Antonella Celano, presidente di Apmarr. Per questo, ha aggiunto, occorre continuare a lavorare su diagnosi precoce, equità di accesso, continuità delle cure e presa in carico nel tempo, senza trascurare le nuove fragilità che possono compromettere i risultati raggiunti.
I progressi della ricerca stanno modificando anche il trattamento delle forme più complesse. Tra queste c'è la nefrite lupica, una delle complicanze più gravi del lupus eritematoso sistemico. Fabrizio Conti, direttore della Uoc di Reumatologia dell'Aou Policlinico Umberto I di Roma, ha richiamato l'attenzione sul rischio di compromissione renale: "Fino al 60% dei pazienti nel corso della malattia potrà presentare questo impegno infiammatorio a carico dei reni". Nonostante i progressi terapeutici, il peso della complicanza resta rilevante. "Ancora oggi, purtroppo, il 20% dei pazienti a distanza di 5-10 anni va incontro a insufficienza renale terminale e dialisi", ha spiegato Conti. Negli ultimi due anni, tuttavia, sono arrivate nuove opzioni terapeutiche che consentono di ottenere più frequentemente la remissione della malattia, cioè la scomparsa dei segni e dei sintomi. Un altro risultato importante riguarda la possibilità di ridurre più rapidamente l'esposizione ai glucocorticoidi, farmaci che possono comportare effetti collaterali significativi. "Fino a poco tempo fa erano quasi obbligatori e necessari, oggi sempre meno", ha osservato lo specialista. La sfida è quindi tradurre l'innovazione farmacologica in risultati clinici duraturi, evitando che diagnosi tardive, differenze territoriali e discontinuità assistenziali ne limitino i benefici.
Accanto alle difficoltà di accesso e ai bisogni assistenziali ancora insoddisfatti, l'evento ha posto l'attenzione anche sull'antibiotico-resistenza. Le terapie immunosoppressive e immunomodulanti, utilizzate per trattare numerose malattie reumatologiche, possono aumentare la suscettibilità alle infezioni. L'esposizione a microrganismi multiresistenti può quindi rendere più complessa la gestione dei pazienti e mettere a rischio la continuità delle cure. Il contrasto al fenomeno richiede prevenzione delle infezioni, vaccinazioni, diagnosi tempestive e uso appropriato degli antibiotici. In questo percorso, la diagnostica microbiologica può contribuire a identificare rapidamente i patogeni e i loro profili di sensibilità, orientando la scelta della terapia.
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