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Reumatologia

13 Ottobre 2026

Malattie reumatologiche, in Italia 42 unità operative complesse. SIR chiede più specialisti e cure uniformi

Il Libro Bianco della Reumatologia Italiana fotografa le disuguaglianze territoriali e indica cinque priorità per rafforzare l'assistenza


artrite reumatoide

In Italia circa 10 milioni di persone convivono con almeno una malattia reumatologica, ma la rete assistenziale conta appena 42 Unità operative complesse di Reumatologia, pari a 0,71 ogni milione di abitanti. Inoltre, circa il 23% dei reumatologi che lavorano in ambito ambulatoriale non può prescrivere direttamente i farmaci biologici. Sono alcuni dei dati del primo Libro Bianco della Reumatologia Italiana, presentato il 12 ottobre al Senato dalla Società italiana di reumatologia (SIR), in occasione della 30ª Giornata mondiale delle malattie reumatologiche. Il documento fotografa le criticità organizzative e le differenze territoriali che condizionano l'accesso alla diagnosi e alle cure, proponendo una roadmap in cinque punti per rafforzare la disciplina e migliorare l'assistenza. Tra le priorità indicate dalla SIR figurano il potenziamento del numero di reumatologi, l'individuazione di centri di riferimento dotati di posti letto per i pazienti più complessi, la costruzione di reti regionali e percorsi diagnostico-terapeutici omogenei, l'accesso uniforme ai farmaci innovativi e un maggiore spazio alla Reumatologia nella formazione universitaria.

"Il luogo di residenza può ancora influenzare le opportunità diagnostiche e terapeutiche di una persona con malattia reumatologica", sottolinea Roberto Caporali, presidente eletto della SIR. In alcune Regioni, per una prima visita si può attendere più di sei mesi, con il rischio di ritardare la diagnosi e favorire la progressione della malattia. Per rispondere alle carenze, il Libro Bianco indica come riferimento per la programmazione un fabbisogno di 30 ore settimanali di specialistica reumatologica territoriale ogni 100mila abitanti. La SIR propone una rete di unità operative dimensionata in base alla popolazione e alla geografia delle singole Regioni, integrata con le Case di Comunità, e centri di riferimento con posti letto proporzionati al bacino regionale. Il documento chiede inoltre percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) condivisi, un accesso più omogeneo alle terapie innovative e un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale nella diagnosi precoce. Sul fronte della formazione, la proposta è garantire almeno un professore ordinario di Reumatologia in ogni ateneo con un corso di laurea in Medicina. Attualmente, nei corsi di Medicina la disciplina vale da uno a quattro crediti a seconda dell'università e in alcune sedi manca un professore ordinario. Le disuguaglianze riguardano anche la prescrizione dei farmaci biologici: per circa il 23% dei reumatologi ambulatoriali l'impossibilità di prescriverli direttamente può comportare la necessità per il paziente di rivolgersi a un ulteriore centro autorizzato.

Accanto alle criticità, il Libro Bianco evidenzia i risultati della ricerca italiana. Tra il 2016 e il 2025 sono state indicizzate su PubMed 17.053 pubblicazioni reumatologiche con affiliazione italiana. Il numero annuale è passato da 1.389 nel 2016 a 1.691 nel 2025, con un incremento superiore al 21%. "La reumatologia ha vissuto una vera e propria rivoluzione negli ultimi venti anni", afferma Andrea Doria, presidente della SIR, richiamando i progressi nella diagnosi precoce, la disponibilità di farmaci innovativi e biosimilari e lo sviluppo di modelli assistenziali personalizzati e multidisciplinari. Anche telemedicina e telemonitoraggio possono contribuire alla continuità assistenziale e alla riduzione degli accessi impropri. Per Doria, investire nella disciplina significa puntare su diagnosi e trattamento tempestivi, con l'obiettivo di ridurre disabilità, ricoveri e interventi chirurgici e preservare la qualità di vita delle persone. Sulla necessità di sostenere la ricerca interviene anche Alberto Cauli, presidente della Fondazione italiana per la ricerca in reumatologia (FIRA), che sottolinea l'importanza di individuare biomarcatori e nuove soluzioni terapeutiche per arrivare a diagnosi più precoci e cure personalizzate. Un obiettivo che richiede risorse dedicate alla ricerca scientifica. La presentazione del Libro Bianco si è svolta durante una conferenza stampa promossa al Senato su iniziativa della senatrice Maria Cristina Cantù, che ha richiamato la necessità di colmare la distanza tra i progressi scientifici e l'effettiva accessibilità delle cure. Il documento si inserisce nel percorso parlamentare avviato con il disegno di legge n. 946 sul rafforzamento e la riorganizzazione dell'assistenza reumatologica.

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