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Dispositivi medici

19 Dicembre 2025

Dispositivi medici, tra riforma Ue e governance nazionale: più risorse e nodo payback

Meloni: cambio di paradigma su risorse e semplificazione. Schillaci: Italia in prima fila in Europa per tutelare il settore


dispositivi medici sala operatoria

Un cambio di paradigma che leghi una progressiva disponibilità di risorse per la salute a un parallelo lavoro di semplificazione normativa. È il messaggio inviato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, all’assemblea pubblica di Confindustria Dispositivi Medici, nel quale ha riconosciuto come il comparto sia stato “frenato negli ultimi decenni da un quadro normativo che ha messo a repentaglio la libertà d’impresa e minato la competitività del settore”. Secondo la premier, c’è ancora molto da fare per creare le condizioni affinché le imprese possano esprimere pienamente il proprio potenziale, producendo “benessere, salute e ricchezza per l’Italia”. Nel solco di questa impostazione si colloca anche la revisione dei regolamenti europei sui dispositivi medici, che punta a garantire procedure più chiare e prevedibili, riducendo le barriere all’ingresso soprattutto per le Pmi e rendendo il settore più attrattivo per gli investimenti. L’obiettivo è rafforzare la competitività attraverso processi più efficienti e una maggiore certezza regolatoria.

Sul piano nazionale, il rafforzamento della governance del post-market resta una priorità. Lo ha ribadito il ministro della Salute Orazio Schillaci, richiamando la necessità di una definizione chiara dei fabbisogni, di una valutazione sistematica dei dispositivi tramite Health Technology Assessment e di un monitoraggio costante per l’aggiornamento dei Lea. Centrale anche il tema delle modalità di acquisto, che devono essere trasparenti e sostenibili, senza penalizzare qualità e innovazione. Altro nodo cruciale è quello del payback, che va affrontato – ha sottolineato Schillaci – con responsabilità per garantire stabilità alle imprese e continuità di accesso ai dispositivi da parte dei pazienti. In questo contesto si inseriscono le misure della manovra in via di approvazione: il tetto di spesa per i dispositivi medici sale dal 4,4% al 4,6%, per un incremento pari a 280 milioni di euro. Considerando l’aumento di oltre 6 miliardi del Fondo sanitario nel 2026, il settore potrà contare, rispetto al 2025, su circa 500 milioni di euro aggiuntivi. “L’industria dei dispositivi medici ha un ruolo strategico – ha affermato il ministro – e l’Italia è in prima fila in Europa nel promuovere innovazione, eccellenza tecnologica e sostenibilità a beneficio dei cittadini e del Servizio sanitario nazionale”. Un impegno che passa anche dal rafforzamento del dialogo tra istituzioni, imprese, mondo della ricerca e professionisti sanitari.

Dalla platea dell’assemblea è arrivata però una richiesta chiara di visione integrata. Il presidente di Confindustria Disposititivi Medici, Fabio Faltoni, ha sottolineato la necessità di una strategia che tenga insieme sanità, industria ed economia, superando frammentazioni che rischiano di penalizzare un settore in cui l’Italia è il terzo mercato europeo. In uno scenario globale sempre più competitivo, con Stati Uniti e Cina in forte accelerazione, il rischio è che l’Europa resti indietro a causa di rigidità normative e modelli di procurement poco orientati all’innovazione. Nel breve periodo, secondo l’associazione, è indispensabile superare definitivamente il meccanismo del payback e modernizzare gli acquisti pubblici, premiando qualità, innovazione e sostenibilità, non solo il prezzo. Allo stesso tempo, va assicurata continuità agli investimenti del Pnrr. Nel medio-lungo termine, servono incentivi fiscali stabili, sostegno alla ricerca e sviluppo e hub tecnologici capaci di attrarre capitali e talenti, con un Servizio sanitario nazionale sempre più piattaforma di innovazione, dal digitale all’intelligenza artificiale.

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