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15 Febbraio 2023

Monitoraggio Lea, il report del ministero della Salute fa il punto sull’impatto pandemico nel 2020

Nel 2020 la pandemia ha frenato sia la prevenzione, sia la risposta dei servizi sanitari sia l’efficienza degli ospedali. Pur con impatti diversi, tutte le regioni hanno sofferto nei picchi di Covid-19, e si è ricoverato di meno, operato interventi più tardivi nelle urgenze, fatto aspettare di più i pazienti in lista d’attesa, sono talora saltati alcuni screening


Nel 2020 la pandemia ha frenato sia la prevenzione, sia la risposta dei servizi sanitari sia l’efficienza degli ospedali. Pur con impatti di gravità diversa, tutte le regioni hanno sofferto nei picchi di Covid-19, e si è ricoverato di meno, operato interventi più tardivi nelle urgenze, fatto aspettare di più i pazienti in lista d’attesa, sono talora saltati alcuni screening.
Lo dicono i dati del nuovo Report del Ministero della Salute sul monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza riferito al 2020, primo anno del periodo pandemico. Da quell’anno, la rilevazione ministeriale non è più effettuata con la vecchia griglia Lea ma con gli 88 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia, raggruppati in tre macro-aree – prevenzione 16 indicatori, assistenza distrettuale 33 indicatori ed assistenza ospedaliera 24 indicatori – sulla cui base vengono giudicati i servizi sanitari regionali. In passato hanno ottenuto performance migliori le regioni “benchmark” ed in particolare Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna seguite da Marche ed Umbria; le Regioni del Sud, specie se in piano di rientro, avevano recuperato posizioni che la pandemia ha fatto loro nuovamente perdere. Agli indicatori menzionati se ne aggiungono alcuni di valutazione relativa ai percorsi diagnostico terapeutico assistenziali, ed altri di contesto delle situazioni di bisogno sanitario nonché uno relativo alle prestazioni cui si è rinunciato per inappropriatezza od inaccessibilità economica. Va inoltre aggiunto che ai sensi della nuova griglia, per votare gli adempimenti delle regioni, dagli 88 indicatori è stato estratto un panel più piccolo (sottoinsieme Core) per il quale su ogni “issue” ogni regione è valutata su una scala di punteggio da 1 a 100, con i 60 punti che rappresentano la sufficienza. Con la pandemia sono fioccate le insufficienze.

Considerate le tre macro-aree, la Calabria non ha raggiunto la sufficienza su nessuna, Campania Basilicata e Sardegna sono andate male su due (distretto ed ospedale), Basilicata su prevenzione ed ospedale, Bolzano su prevenzione ed attività distrettuali; infine Liguria, Abruzzo e Sicilia, insufficienti in una sola macroarea, hanno ottenuto risultati sotto soglia in area prevenzione ed il Molise in area ospedaliera.
Cosa s’intende per prevenzione che non ha funzionato? Intanto, gli screening oncologici, quindi le vaccinazioni obbligatorie, soppiantate dalle altre (Covid ed influenza), infine i controlli sugli animali. In area distrettuale, sono peggiorati i tempi d’attesa per una prestazione urgente o di emergenza; in area ospedaliero-distrettuale si sono ridotti i consumi di antibiotici causa boom della pandemia, e i ricoveri, specie quelli inappropriati e quelli ripetuti. Si tratta di dati resi anomali dallo tsunami pandemico, tanto che alle regioni è stato sottoposto anche un secondo panel di prestazioni per valutare gli impatti della pandemia sui servizi sanitari, in termini di eccesso di mortalità, e di percentuale di occupazione di letti di terapia intensiva e di area medica. Conclusione: il Covid, deleterio in Lombardia e al Nord per numeri assoluti, sui sistemi sanitari ha fatto più danni in otto regioni di Sud e Isole e due del Nord. Al contrario, l’Emilia-Romagna nel 2020, come sottolineano il presidente della Regione Stefano Bonaccini e l’assessore alle Politiche per la salute Raffaele Donini, è stata la prima nell’assicurare le prestazioni sanitarie ai propri cittadini, «sia nella prevenzione per esempio screening oncologici, che nell’attività territoriale e in quella ospedaliera».

«Ancora una volta – affermano Bonaccini e Donini – siamo il sistema sanitario regionale più virtuoso in Italia, grazie soprattutto alla dedizione e all’abnegazione dei nostri professionisti. La nostra sanità ha trasformato le sale operatorie in terapie intensive e ricoverato decine di migliaia di cittadini per Covid, chiudendo per un periodo limitato l’attività ambulatoriale: misure necessarie per gestire l’urto della pandemia. Ma si è continuato ad assicurare i livelli essenziali nel momento di massima crisi del sistema, anche in questo caso con la riduzione della media Lea più contenuta a livello nazionale rispetto al 2019. Un risultato che non ci ripaga del dolore che ha colpito centinaia di migliaia di famiglie, né ci sottrae alla responsabilità di affrontare i problemi di sostenibilità del sistema sanitario pubblico e universalistico e la carenza di personale. Temi, questi, che saranno al centro della nostra azione politica sul Governo».

TAG: SANITà GOVERNO

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