Dazi
25 Luglio 2025Lo scontro sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea appare appesa a un filo. Trump: “La possibilità di raggiungere un accordo commerciale con l'Unione europea è 50/50”

Con una manciata di giorni prima della scadenza del 7 agosto, data in cui potrebbero scattare contromisure europee su 93 miliardi di merci americane, la possibilità di un accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea appare appesa a un filo. “C’è il 50% di chance, forse meno”, ammette Donald Trump, parlando prima della partenza per la Scozia. Un’incertezza che agita i vertici del settore salute, preoccupati non solo per l’impatto commerciale, ma per la fragilità crescente dei rapporti strategici su cui si regge l’innovazione biomedicale. “Servono regole stabili e relazioni forti tra Usa e Ue”, ha ribadito oggi Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, chiedendo una risposta unitaria e strutturata.
Dall’altra parte dell’Atlantico, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo da Pechino al termine del summit Ue-Cina, ha ribadito l’intenzione dell’Europa di arrivare a una soluzione negoziata, pur avvertendo che “tutti gli altri strumenti restano sul tavolo”, compresi i contro-dazi. La scadenza è fissata al 7 agosto: se entro quella data non verrà formalizzato un accordo, scatteranno tariffe europee fino al 30% su beni americani per un valore stimato di 93 miliardi di euro. In questo clima di incertezza, la farmaceutica europea – e italiana in particolare – guarda con crescente preoccupazione all’impatto che l’irrigidimento delle relazioni transatlantiche potrebbe avere sull’export di dispositivi medici, principi attivi e biotech.
Per ora, Bruxelles cerca di mantenere il dialogo aperto. Il portavoce della Commissione al Commercio, Olof Gill, ha parlato di un accordo “a portata di mano”, sebbene le divergenze restino significative. La proposta americana prevede dazi del 15% sulle importazioni Ue, ma in buona parte derivanti dalla clausola della nazione più favorita (4,8%) e non totalmente aggiuntivi. Tuttavia, alcuni settori chiave, tra cui proprio il farmaceutico, rischiano un impatto diretto. A Bruxelles si discute anche dell’impiego dello strumento anti-coercizione, sostenuto soprattutto dalla Francia, per alzare la pressione sull’amministrazione americana. Ma la vera decisione spetta ora a Trump, che dovrà sciogliere il nodo politico nelle prossime due settimane.
Anna Capasso
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