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Fine vita

20 Giugno 2025

Fine vita, l’8 luglio la Corte costituzionale è chiamata a decidere

Il 30 aprile, il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dai legali dell’Associazione Luca Coscioni e ha rimesso la questione alla Consulta, ravvisando un possibile contrasto con gli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, che tutelano rispettivamente i diritti inviolabili della persona


flebo

L’8 luglio la Corte costituzionale si pronuncerà sulla legittimità dell’articolo 579 del codice penale, che vieta l’omicidio del consenziente. La questione è stata sollevata dal Tribunale di Firenze in seguito alla richiesta di una donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla progressiva, conosciuta con il nome fittizio “Libera”.

“Libera” è completamente paralizzata e non può autosomministrarsi il farmaco letale, pur ritenuto idoneo dall’ASL per il suicidio medicalmente assistito, secondo quanto previsto dalla sentenza n. 242/2019 della stessa Corte costituzionale. La donna chiede che sia un medico a somministrare il farmaco. Tuttavia, in base alla normativa vigente, questo atto configurerebbe il reato di omicidio del consenziente, punibile fino a 15 anni di reclusione.

Il 30 aprile, il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dai legali dell’Associazione Luca Coscioni e ha rimesso la questione alla Consulta, ravvisando un possibile contrasto con gli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, che tutelano rispettivamente i diritti inviolabili della persona, l’eguaglianza, la libertà personale e il diritto alla salute.

Il caso riapre il dibattito politico sul fine vita. In Parlamento la proposta di legge sul tema è ferma in commissione. Il fronte favorevole a una regolamentazione include esponenti del M5S e del centrosinistra, che segnalano un rischio di diseguaglianze nell’accesso al suicidio medicalmente assistito. Il fronte contrario, rappresentato da FdI, Noi Moderati e ambienti cattolici, chiede invece il potenziamento delle cure palliative. Secondo dati del Ministero della Salute, solo il 33% dei pazienti che ne avrebbero diritto riceve cure palliative, a fronte di un obiettivo nazionale del 90% entro il 2028.

In attesa della decisione della Consulta, il nodo giuridico riguarda la possibilità di estendere il diritto alla morte volontaria anche a chi, per motivi clinici, non può procedere autonomamente. Una pronuncia di incostituzionalità dell’articolo 579, analoga a quella già espressa sull’aiuto al suicidio, potrebbe aprire una nuova fase per la regolamentazione del fine vita in Italia.

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