Transfusioni
17 Febbraio 2025Le Associazioni di donatori di sangue, di pazienti e le società scientifiche rinnovano l’appello per non mettere a rischio il Sistema trasfusionale nazionale. Ma la politica sembra ignorare la loro richiesta senza comprendere le conseguenze che si avrebbero con una modifica l’art. 12, comma 3, della Legge 21 ottobre 2005, n. 219

Le Associazioni di donatori di sangue, di pazienti e le società scientifiche rinnovano, con una lettera aperta alle Istituzioni, l’appello per non mettere a rischio il Sistema trasfusionale nazionale. Ma la politica sembra ignorare la loro richiesta senza comprendere le conseguenze che si avrebbero con una modifica l’art. 12, comma 3, della Legge 21 ottobre 2005, n. 219, attraverso l’emendamento 6.00.16, al DDL Prestazioni Sanitarie.
Secondo quanto affermato dal presidente della Federazione italiana associazioni donatori di sangue (FIDAS), Giovanni Musso: “Procedere a una modifica legislativa di questo tipo rappresenta una minaccia non solo per la salute pubblica, ma anche per la sicurezza e la sostenibilità del Sistema trasfusionale. Lasciare inascoltato l’appello unanime del folto cartello di Associazioni, tra cui FIDAS, significa inevitabilmente assumersi la responsabilità di una scelta che danneggia gravemente pazienti e salute, con tutto ciò che ne comporta”.
Più volte le Associazioni si sono mosse a difesa del Centro Nazionale Sangue (CNS) e dell’importanza di una sua direzione che abbia competenze e solida esperienza in ambito medico-scientifico, soprattutto in quello trasfusionale, optare invece con una modifica alla Legge per una figura priva delle necessarie competenze tecnico-scientifiche metterebbe seriamente a rischio l’intero Sistema trasfusionale nazionale.
Il Presidente Fidas si fa portavoce di un’esigenza da più parti condivisa e ribadisce: “La profonda preoccupazione che, in questo momento, accompagna tutti gli operatori della medicina trasfusionale di fronte all’intenzione di modificare l’art. 12, comma 3, della Legge 21 ottobre 2005, n. 219, attraverso l’emendamento 6.00.16 al DDL Prestazioni Sanitarie. Auspichiamo un ripensamento rispetto a una decisione miope che non tiene conto dell’importanza delle competenze in ambito sanitario”.
L’introduzione di criteri di selezione che permettano l’accesso alla direzione del CNS a figure prive di competenze specifiche, viene evidenziato nell’appello, compromette qualità e sicurezza delle trasfusioni e dei farmaci plasmaderivati. Le Associazioni di pazienti, che ogni giorno fanno affidamento su terapie salvavita basate sul sangue e sui suoi derivati, esprimono la necessità di un coordinamento nazionale autorevole e capace di un dialogo tecnico-scientifico e professionale con tutti gli interlocutori del sistema. In particolare, con i medici trasfusionisti, per continuare a garantire elevati standard di cura e una rafforzata e garantita tutela della loro salute. Solo una leadership tecnica qualificata è in grado di affrontare le sfide scientifiche e gestionali.
Le Associazioni, pertanto, chiedono – nuovamente – un incontro urgente per discutere nel merito questa problematica e trovare soluzioni che non mettano a rischio il sistema trasfusionale italiano, in quanto un indebolimento della governance tecnica del CNS potrebbe portare a una riduzione della qualità delle politiche trasfusionali e a una perdita di fiducia da parte dei donatori. Sono in gioco la sicurezza del Sistema sanitario, la salute dei pazienti e il rispetto del principio etico che anima la donazione di sangue.
Beatrice Curci
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