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Governo e Parlamento

19 Ottobre 2022

Congresso Sumai, Magi: nuovo Governo dica se Ssn va smantellato o potenziato

Il governo che si sta formando in queste ore avrà l’obbligo di dire agli italiani se dobbiamo mettere la parola fine ad un Servizio Sanitario Nazionale che finora ci hanno invidiato tutti o se vogliamo mantenerlo e potenziarlo. Nel secondo caso gli chiediamo di stilare insieme un programma di rilancio della sanità pubblica per i prossimi 5 anni


«Il governo che si sta formando in queste ore avrà l’obbligo di dire agli italiani se dobbiamo mettere la parola fine ad un Servizio Sanitario Nazionale che finora ci hanno invidiato tutti o se vogliamo mantenerlo e potenziarlo. Nel secondo caso gli chiediamo di stilare insieme un programma di rilancio della sanità pubblica per i prossimi 5 anni. Con più disponibilità, rispetto, competenza, ascolto e soprattutto fatti concreti. Governo, Regioni, organismi tecnico-scientifici istituzionali e i sindacati di medici e professioni sanitarie dovranno dimostrare sensibilità per un percorso comune». Da Roma, Antonio Magi, Segretario Generale del Sumai Assoprof al 54° congresso nazionale della sigla chiave degli specialisti ambulatoriali convenzionati (Titolo 'Pnrr, Missione 6, specialista dove sei?’) alla presenza del ministro della Salute uscente Roberto Speranza parla di un servizio sanitario non ancora uscito dal tunnel del Covid-19. Il malato su cui ci si interroga, in un congresso non elettivo ma giunto a ridosso dell’avvio del nuovo governo e delle trattative per la convenzione 2019-21, è la medicina territoriale. Gli standard previsti dal Decreto 77 in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’Unione Europea risentono della carenza di personale, soprattutto specialisti, delle inefficienti politiche per finanziarlo e di scarse risorse. Mentre la popolazione anziana cresce a tassi elevati assorbendo l’80% della spesa sanitaria, i candidati in campagna elettorale di rado hanno parlato d sanità, sottolinea Magi, malgrado una pandemia che ha fatto oltre 177.000 morti tra cui circa 500 tra medici, infermieri e professionisti sanitari. «Il territorio è di fatto desertificato, privato delle sue figure principali: medici specialisti ambulatoriali, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. A causa di scellerate scelte politiche, non è più riuscito a soddisfare i bisogni costringendo i pazienti a cercare risposte in un ospedale anch’esso in difficoltà per gli accessi impropri nei Pronti soccorso e l’eccessiva richiesta».

Accanto al Covid-19 c’è però una tempesta legata all'anzianità del personale sanitario. Tra il 2021 e il 2028 grazie al maggior numero di borse per specializzandi, in tutto gli specialisti professionalmente attivi passeranno dai 151 mila a 202 mila «ma è importante è che trovino vantaggioso lavorare nel nostro SSN». Con gli attuali trend di abbandono e di scelta di altre attività nel privato o all’estero, invece c’è il rischio passino dai 118 mila del 2021 ad 84 mila del 2030. Questo trend ha un prezzo. «Per noi le ore che si liberavano non sono sempre state ricoperte, e la ridotta offerta ha generato liste d’attesa interminabili. Abbiamo poi carenze di medici di medicina generale: un dato legato alla politica del personale mai fatta, e al mancato adeguamento della situazione al resto d’Europa – siamo terzultimi nel continente per remunerazione dei medici».
«Il nostro Ssn ha retto fin qui a scarsi investimenti, retribuzioni tra le più basse in Europa, difficili condizioni di lavoro denunce e atti di violenza contro i sanitari. Tutto ciò ha inciso sulla percezione della qualità delle cure». Allo sforzo fatto dai sanitari italiani, spiega Magi, «non ha corrisposto un equivalente livello di soddisfazione tra i cittadini, qualcuno, condizionato da un’informazione a volte superficiale, intenta cause per malasanità nella speranza di ottenere rimborsi. Non possiamo dimenticare quanto medici e professionisti sanitari vivano con preoccupazione queste vicende. Dopo aver passato momenti drammatici a combattere il virus, sono persino accusati di aver creato una dittatura sanitaria, perché Stato e Regioni non li hanno tutelati con norme specifiche». Di fronte al rischio che il SSN non riesca a mantenere livelli adeguati di assistenza, sorge la necessità di azioni concrete e di aprire una stagione dell’ascolto reciproco fra chi governa la sanità pubblica e le sue controparti. Magi si appella anche ai sindacati: «Non ci porta da nessuna parte l’andare in ordine sparso, difendendo il piccolo interesse di alcuni senza una visione comune. Ci vuole un unico obiettivo condiviso e sostenuto come se fosse una unica voce».

TAG: GOVERNO, SANITà GOVERNO

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