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Governo e Parlamento

12 Gennaio 2024

Disturbi alimentari, fondo tagliato dalla Legge di Bilancio. Associazioni pazienti preoccupate

La legge di Bilancio 2024 ha decretato la fine del Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, non rifinanziandolo. Le associazioni pazienti si dicono preoccupate per la decisione e l’opposizione al Governo prepara un disegno di legge


La legge di Bilancio 2024 ha decretato la fine del Fondo nazionale per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione, non rifinanziandolo. Le associazioni pazienti si dicono preoccupate per la decisione e l’opposizione al Governo prepara un disegno di legge. "Come già annunciato nei giorni scorsi, lo ribadiamo fortemente anche in queste ore, siamo a lavoro con il ministero della Salute non solo per ripristinare i fondi sui disturbi alimentari, ma per renderli strutturali. Assicuriamo le tante associazioni e le tante famiglie coinvolte da questo problema che su questo argomento non arretreremo di un passo. La tutela della salute è un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione e non va strumentalizzato. Il disegno di legge è stato già da noi depositato e ora si dimostri di lavorare nell'esclusivo interesse di coloro che contro la malattia stanno lottando". Così Maurizio Lupi capogruppo alla Camera di Noi Moderati, e Martina Semenzato, deputata di Coraggio Italia e del gruppo parlamentare di Noi Moderati. Anche Silvia Piccinini (Movimento 5 stelle) chiede attraverso una risoluzione alla giunta dell'Emilia-Romagna di rifinanziare il Fondo.

I disturbi del comportamento alimentare sono "un'epidemia silenziosa. Siamo tutti preoccupati" per l'azzeramento del fondo per il contrasto a queste malattie. "Accrescerà il divario tra le regioni, che già oggi si muovono a macchia di leopardo e che hanno fatto fatica ad avviare programmi mirati". Aurora Caporossi, presidente dell’associazione Animenta, è amareggiata. "Perché quel fondo - spiega - ha permesso di ampliare l'organico" dedicato a questi disturbi "e di far partire progetti che non andranno avanti senza professionisti e senza finanziamenti alle strutture". E un fondo non basta, ragiona Caporossi.  "Oltre alla necessità di avere dei fondi vincolati alla cura dei disturbi alimentari - puntualizza - dobbiamo sviluppare una progettualità di lungo periodo per affrontare quella che", ripete, "da tutti è ormai definita, da diverso tempo, epidemia silenziosa". "Queste malattie", i disturbi del comportamento alimentare, "stanno diventando incurabili non perché lo dice la medicina o la scienza, ma perché lo sta decretando la politica". È netto Stefano Tavilla, fra i fondatori della Fondazione Fiocchetto Lilla e presidente dell'associazione 'Mi Nutro di Vita’, che ha deciso di impegnarsi per i diritti delle persone che soffrono di queste patologie dopo la morte di sua figlia Giulia, 17 anni, per bulimia. "C'è un disegno politico", teme, che ha portato all’azzeramento, decretato dall'ultima Manovra, del Fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

"Il Fondo - ricorda Tavilla all'Adnkronos Salute - nasceva perché a fine 2021 in sede di legge di Bilancio veniva approvato un emendamento con il quale veniva data a queste malattie un'autonomia all’interno dei Lea, Livelli essenziali di assistenza. Nel frattempo, questo Fondo doveva traghettarci verso il nuovo assetto per il tempo che serviva a mandare in porto la revisione dei Lea. Era un fondo ministeriale di 25 milioni in 2 anni per tutte le Regioni, che avrebbero potuto accedervi presentando i progetti. Cosa vogliamo noi ora? Vogliamo i Lea. Questa legge è ferma da 2 anni, manca il decreto attuativo. Se queste malattie venissero riconosciute nei Lea, avrebbero fondi dedicati in maniera uniforme per tutte le Regioni". Certo, la cancellazione del Fondo ha un risvolto: "Sarebbe l'interruzione di tutti quei servizi che sono stati finanziati nelle Regioni, soprattutto dove non c’era nulla, attraverso questo strumento", prospetta.

Ma il problema per le associazioni è un altro. Il nodo dei Lea è “fondamentale per dare una prospettiva stabile, progettuale, in modo che queste malattie abbiano delle risorse proprie su tutto il territorio nazionale. Un decreto attuativo per una legge dello Stato si potrebbe fare in qualsiasi momento. Invece - dice Tavilla - temo sia una scelta. A settembre due esponenti di questa maggioranza hanno fatto una proposta di legge per l'istituzione di un fondo permanente di 20 milioni annui per i disturbi del comportamento alimentare.  Perché, se c'è una legge sui Lea da rendere attuativa? Non vogliamo si metta un cappello sopra i malati per ottenere consenso. Un fondo non servirebbe, se ci fossero i Lea. Ma a ottobre 2023 c'è stata un’interrogazione al sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, il quale ha risposto che l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene questi disturbi malattie psichiatriche; quindi, non vanno scorporati dalla salute mentale all'interno dei Lea". Il problema si è ingigantito dopo il Covid. A seconda delle fonti, si calcola che i casi siano aumentati del 30-40% (i ricoveri durante e dopo il lockdown erano saliti del 50%). Cresce la componente maschile, "soprattutto nelle nuove generazioni", ma la stragrande maggioranza delle pazienti sono donne. E l'età scende ancora. "Parliamo spesso di bambini - osserva Maruska Albertazzi, attivista dell'associazione 'Mi Nutro di Vita' - Anche le cure per loro sono offerte in pochi centri, eppure circa il 20% delle diagnosi sono sotto i 14 anni, il 10% sotto  i 12 anni. Ci sono diversi casi di bambini di 6-7 anni ed è difficilissimo gestire la cura perché è un'età in cui non si può fare la psicoterapia che si fa con gli adulti, è un lavoro diverso e molto più complesso, e serve personale specializzato. Così i viaggi della speranza delle famiglie continuano". “Queste malattie si tende a ridurle alla malattia della modella che vuole mangiare solo insalata, ma sono ben altro: crisi terribili e talvolta ingestibili dai familiari, grida, morsi, rabbia, lacerazioni dell’esofago, vomito, e tante cose brutte e gravi". Albertazzi si dice "demoralizzata". "Possiamo sensibilizzare le persone e aiutarle a chiedere aiuto, ma se lo sbarramento è dato dai soldi, cioè chi può curarsi privatamente si cura e chi non può resta bloccato nell'attesa, è frustrante. Ormai è tutto un tappare buchi", conclude Albertazzi.

Anna Capasso 

TAG: DISTURBI ALIMENTARI

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