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Diritto sanitario

05 Luglio 2023

Colpa medica, più di 35mila denunce l’anno ma il 97% si dimostrano infondate

Ogni anno in Italia vengono intentate 35.600 nuove azioni legali contro medici e strutture sanitarie pubbliche, mentre ne giacciono 300mila nei tribunali. Oltre la metà di queste sono in  Lombardia e Lazio, secondo dati diffusi oggi a Milano. Ma nel 97% dei casi nell'ambito penale si traducono in un nulla di fatto e con il proscioglimento, però con costi significativi


Ogni anno in Italia vengono intentate 35.600 nuove azioni legali contro medici e strutture  sanitarie pubbliche, mentre ne giacciono 300mila nei tribunali. Oltre  la metà di queste sono in corso tra Lombardia e Lazio, secondo dati  diffusi oggi a Milano. Ma nel 97% dei casi nell'ambito penale si  traducono in un nulla di fatto e con il proscioglimento, però con  costi significativi. La paura delle denunce preoccupa i medici e ha un impatto sull’attività professionale quotidiana. Ed è quello che oggi a Milano  specialisti di diversi settori - fra cui i più esposti, come la  ginecologia, la chirurgia, l'ortopedia - hanno raccontato, portando la loro testimonianza ad Adelchi d'Ippolito, il presidente della  Commissione ministeriale per lo studio e l'approfondimento delle  problematiche relative alla colpa professionale medica, istituita con  un decreto del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il 28 marzo  scorso e insediata il 13 aprile. Spesso al centro delle denunce ci  sono infezioni correlate all'assistenza sanitaria che si trasformano in decessi nell'1%. Si tratta di stime e i casi sono in diminuzione. Ma tutto questo susseguirsi di azioni legali a carico di medici e strutture ha fra i suoi effetti  la cosiddetta medicina difensiva, con i suoi alti costi che finiscono  non solo a carico di medici e pazienti, ma soprattutto della sanità  pubblica - oltre 10 miliardi ogni anno - andando a incrementare  ulteriormente le già lunghe liste di attesa.

Non è un caso, segnalano gli esperti, che  digitando su Google le parole 'colpa medica' ai primi posti compaiono  voci sponsorizzate che recitano, più o meno: "Denunciare un medico,  richiedi il tuo risarcimento", "Vittima di un danno medico? Risposta  in tempi rapidi", e così via. Il tema è caro al ministro della Salute, Orazio Schillaci, che si è  già espresso a favore di una revisione in senso più protettivo della  legge 'Gelli-Bianco' attualmente in vigore. "L'obiettivo non è certo  l'impunità, ma quello di individuare un perfetto punto di equilibrio  tra la piena tutela del paziente e la serenità del medico, perché un  professionista sereno è di interesse della collettività - spiega  d'Ippolito, procuratore della Repubblica di Venezia, che negli anni di carriera ha ricoperto tra i vari incarichi anche il ruolo di primo  Consigliere del ministero della Salute - Il dato dal quale partiamo è che, su 100 denunce che si fanno contro i medici, solo 3 si concludono con la condanna. Quindi significa che le altre 97 si dimostrano  infondate, appesantendo la Giustizia e rendendo i medici più  preoccupati, costretti al ricorso alla medicina difensiva. Abbiamo già ascoltato le associazioni scientifiche dei medici e il presidente  della Fnomceo", la Federazione nazionale degli Ordini medici. D'Ippolito ha espresso al presidente di Fnomceo  Filippo Anelli la volontà di dialogare con i professionisti dei  diversi Ordini provinciali, incontrandoli nelle regioni di  appartenenza, per raccogliere pareri in merito alla proposta avanzata  da Schillaci, in modalità propedeutica a un disegno di legge di  iniziativa governativa. Si comincia con l'Ordine dei medici di Milano. "La depenalizzazione della colpa medica significa la non imputabilità  del medico per omicidio colposo/lesioni colpose. Noi siamo favorevoli, ma vi sono pareri contrastanti tra i giuristi", osserva il presidente  di Omceo Milano, Roberto Carlo Rossi, in occasione dell'incontro che  si è tenuto all'università Statale del capoluogo lombardo. "Alcuni  ritengono la richiesta anticostituzionale - rimarca - In merito alla  questione qualche passo è stato già compiuto attraverso una 'blanda'  revisione del Codice penale prevista dalla Legge Gelli, risultata  tuttavia poco efficace".

"Va detto - aggiunge Rossi - che la stessa Gelli non viene equamente e adeguatamente applicata su tutto il territorio nazionale; pertanto, ha un ampio margine di miglioramento. Inoltre, anche da un punto di vista civilistico, i medici sono ancora troppo esposti. Infatti, se da un  lato la Legge Gelli favorisce che venga chiamata in causa la struttura sanitaria piuttosto che il medico, dall'altro il medico è a sua volta  spesso tratto in causa dalla struttura", precisa il presidente. "Quello che noi proponiamo - riferisce Rossi - è di agire sulla colpa  medica, che nel 95% dei casi dal punto di vista penale finisce in un  niente di fatto, ma resta una spada di Damocle sulla testa del medico. Anche in caso di assoluzione, infatti, il medico stesso è gravato dal  carico di spese legali. Fatta salva la disponibilità di eventuali  assicurazioni. Il problema resta quindi in ambito civile. Sia chiaro:  non si chiede l'impunità assoluta, poiché in caso di evidente errore  sanitario, in sede civile è sempre possibile per il danneggiato fare  causa. Ma in quel caso, di solito, subentrano le assicurazioni per  l'aspetto pecuniario". 

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