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22 Ottobre 2026L'ipotesi di riorganizzazione riguarda le strutture ostetriche più piccole, soprattutto nelle aree rurali e costiere

Fino a 20 dei 155 punti nascita inglesi con assistenza specialistica ostetrica potrebbero chiudere o cambiare funzione a causa della carenza di medici e dell'aumento dei parti cesarei. A prospettare questa riorganizzazione è Matthew Hopkins, responsabile dell'assistenza ospedaliera della NHS Alliance, in un'intervista pubblicata dal Guardian il 19 ottobre 2026. Non si tratta di chiusure decise dal governo, ma di un'ipotesi avanzata nel confronto sul futuro dell'assistenza alla maternità.
Secondo Hopkins, le maggiori difficoltà riguardano i reparti che assistono tra 1.500 e 2.000 parti l'anno, soprattutto nelle zone rurali e costiere. La difficoltà di reclutare ostetrici impedisce, in alcune strutture, di garantire personale adeguato a ogni ora. L'aumento dei cesarei richiede inoltre una maggiore disponibilità di équipe e sale operatorie. Hopkins sostiene che concentrare i servizi in un numero inferiore di ospedali potrebbe migliorare la sicurezza dell'assistenza, pur comportando spostamenti più lunghi per alcune donne.
Secondo le statistiche di NHS England relative al 2024-2025, i cesarei hanno rappresentato il 45% dei parti registrati negli ospedali del servizio sanitario inglese. Intanto, il punto nascita del North Devon District Hospital, a Barnstaple, ha sospeso temporaneamente le attività in agosto per carenza di personale. Quello dell'ospedale di Yeovil, nel Somerset, ha riaperto nel 2026 dopo una chiusura durata quasi dodici mesi.
La prospettiva delle chiusure ha suscitato l'opposizione delle organizzazioni professionali. Il Royal College of Midwives ritiene che le difficoltà dei reparti derivino da anni di investimenti insufficienti e avverte che la concentrazione dei servizi potrebbe aumentare le distanze da percorrere durante il travaglio. Hannah Leonard, responsabile delle politiche dell'organizzazione, chiede al governo finanziamenti per personale e strutture, invece di una riduzione dei servizi locali.
Anche il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists invita a considerare alternative alle chiusure. «Esistono altre soluzioni ai problemi di personale molto più sicure della chiusura dei punti nascita, e dovrebbero essere esaminate», afferma la presidente Alison Wright. Il Collegio chiede investimenti continuativi, organici adeguati, formazione e disponibilità di sale operatorie, con particolare attenzione alle comunità rurali e costiere.
Il confronto si inserisce nei lavori della task force nazionale per l'assistenza alla maternità e neonatale, chiamata a presentare prima di Natale proposte per il miglioramento dei servizi. Il Dipartimento della Salute non ha commentato direttamente le possibili chiusure, ma ha confermato l'impegno del governo per la sicurezza dell'assistenza ostetrica.
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