Speciale Covid-19
24 Maggio 2024Arriva la notizia della nuova variante KP.1, in crescita negli Stati Uniti. Qui ha raggiunto il 25% di contagi nelle settimane centrali di aprile, contro il 22% dell’ex variante dominante JN.1: come contrastare questa nuova ondata?
Lo spettro di nuove pandemie si affaccia dopo un inverno 2023-24 in cui il coronavirus ha impattato meno dell’influenza (1). Arriva infatti notizia della nuova variante KP.1, in crescita negli Stati Uniti. Qui ha raggiunto il 25% di contagi nelle settimane centrali di aprile, contro il 22% dell’ex variante dominante JN.1 (2), ed è attesa ad un picco in estate (3). La rapida diffusione rivela una maggior capacità di bucare le difese immunitarie dei vaccinati e di chi ha già contratto, anche più volte, il Covid-19. Fa poi scalpore, in prospettiva, la diffusione nel latte bovino della gravissima influenza AH5N1. In ogni caso l’attuale fase di stasi, “interpandemica”, offre il tempo di allenarsi ad affrontare scenari peggiori.
I trend del Covid-19 - Dalla 46ma settimana del 2023 alla 17ma del 2024 (4) si sono ammalati 14,59 milioni di italiani di sindromi simil-influenzali. Fatta 100 la torta dei casi di influenza-like illnesses, il 31% sono casi di influenza A (per oltre tre quarti AH1N1), il 17% casi Covid-19, il 17% di virus sinciziale, l’11% rhinovirus, il 10% co-infezioni, l’8% altri virus respiratori tra cui coronavirus diversi, il 2% adenovirus (5). L’influenza è preponderante con 4,5 milioni di casi (per oltre tre quarti AH1N1); seguono 2,5 milioni di casi di Covid-19 censibili e altrettanti di virus sinciziale; questi ultimi hanno imperversato sotto i 18 anni di età, mentre il Covid-19 ha colpito di più nelle fasce più anziane e a rischio (6), colpa anche di una campagna vaccinale un po’ rarefatta senza gli “hub” a fare da traino.
A fronte di 59 milioni di italiani vaccinabili a fine aprile 2024 sono immunizzati in 2,21 milioni (3,8% della popolazione). Nelle rispettive fasce è immunizzato il 15,4% degli over 80, l’11,6% dei 70-79 enni, il 6% dei 60-69 enni e lo 0,8% degli under 60 (7). Restano 56 milioni e a rischiare di più sono 4,5 milioni di over 80, 6 milioni di 70-79 enni, 7,5 milioni di 60-69 enni e 6,7 milioni di under 60 (8) ai quali si sovrappone una popolazione di 11 milioni di fragili portatori di cronicità a vario titolo (9) circa metà dei quali sotto i 60 anni. Venti milioni di italiani in tutto.
Scenario influenza - Gli stessi 20 milioni a rischio Covid sono pazienti a rischio d’influenza anche se per quest’ultima la mortalità si ferma a 8 mila morti l’anno, un caso ogni 2500 (10). Il target fissato per il vaccino antinfluenzale era del 75% della popolazione da 60 anni in su (11 ). Nella stagione 2020-21 abbiamo superato il 65% (era partita in contemporanea la vaccinazione di massa contro il Covid-19). Nel 2021-22 in coincidenza con l’impennata dei contagi Covid-19 si è scesi al 58%, e nel 2022-23 al 56% (12). Quest’anno il timore è di scendere sotto il 50% della copertura auspicata, malgrado l’avvenuto adeguamento ai ceppi in circolazione (AH1N1 Victoria, AH3N2 Darwin, B Victoria e B Yamagata). Tale percentuale ci riporta al 1999 o al 2014/15, quando un lotto di vaccini fu messo in relazione con una sequenza di decessi (13). Un motivo del “flop” è che i picchi di contagio si sono raggiunti già a dicembre allorché i vaccini arrivavano a medici di famiglia e pediatri con il contagocce, complice il fai da te regionale: a distribuire in gran parte d’Italia erano le Asl, in Lombardia le farmacie (14) e in Piemonte le Poste! (15 ).
L’arsenale disponibile - A livello mondiale i trend sono simili all’Italia: la popolazione a rischio si vaccina di meno, sebbene i lock-down abbiano impattato sul tessuto economico e sia cresciuta la percezione di vulnerabilità nei paesi più colpiti (16). L’Organizzazione Mondiale della Sanità puntava a che entro il 2022 fossero consegnate dosi di vaccino Covid per il 70% degli abitanti del pianeta (17), ma le consegne non superano il 33% nei paesi a basso reddito (18). Lo scorso aprile, il workshop organizzato da OMS e Coalizione Internazionale delle Agenzie Regolatorie (ICMRA) ha avvertito che i vaccini contro il Covid-19 devono essere continuamente adeguati per coprire da forme gravi di malattia, ricoveri e decessi e ha sollecitato una convergenza dei produttori e delle autorità regolatorie nazionali sull’aggiornamento dei ceppi e su una tempificazione efficace di produzioni e forniture (19) Nel frattempo, l’autunno potrebbe portare da noi l’immunizzazione contro il virus sinciziale in età pediatrica, mentre negli Usa nelle valutazioni FDA fa passi avanti il nuovo vaccino antipneumococco V116. Rispetto al 2020 l’italia può inoltre contare su modelli previsionali più completi per tutti i virus respiratori. Dal 2022 l’Istituto Superiore di Sanità coordina il nuovo portale della sorveglianza integrata RespirVirNet, che sostituisce InfluNet (20) . Vi convergono settimanalmente i dati dei test a tampone effettuati sui malati in fase acuta da medici di famiglia, pediatri e laboratori regionali su un campione rappresentativo della popolazione, in prospettiva il 4%. Alla banca dati di RespirVirNet sono affidati sia la sorveglianza epidemiologica che consentirà ogni inizio autunno di determinare inizio, durata ed intensità dell’influenza stagionale, sia la sorveglianza virologica che mostra le curve di andamento degli altri virus respiratori. Infine, lato offerta di cure, l’Italia conta rispetto al 2020 su circa 1300 letti di terapia intensiva e 7670 di terapia semintensiva in più (21). E può contare sulla somministrazione dell’antivirale di cui fin qui si è fatto uso solo su prescrizione del medico di famiglia. Anche per gli antivirali i sistemi sanitari nazionali ed europei (22) potrebbero contare di più sull’impegno di medici di famiglia e pediatri. Due figure importantissime pure nella prevenzione delle ILI, che andrebbero poste in condizione di disporre di vaccini in quantità adeguate, di somministrarli e (23) di concordare con i pazienti eventuali somministrazioni in contemporanea ove non controindicate.
RIFERIMENTI
15/04/2024
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