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Medici di Famiglia

09 Ottobre 2026

Medici di famiglia, ne mancano 5.700. Ecco le Regioni più in difficoltà

Secondo le stime FIMMG, il deficit equivale a 6,8 milioni di assistiti. Oltre metà dei medici supera i 1.500 pazienti, con punte del 74% in Lombardia


medico valigietta

In Italia mancano circa 5.700 medici di medicina generale rispetto al fabbisogno stimato e il deficit equivale a una capacità assistenziale teorica insufficiente per 6,8 milioni di cittadini. È quanto emerge dalle elaborazioni della Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG), presentate in occasione dell’85° Congresso nazionale a Villasimius, in Sardegna. A fronte di un fabbisogno stimato in 42.500 professionisti, nel 2025 risultavano in servizio 36.812 medici di famiglia. La stima del deficit assistenziale è calcolata considerando un rapporto ottimale di 1.200 assistiti per medico e non significa che 6,8 milioni di cittadini siano privi di un medico: una parte della carenza viene infatti compensata dai professionisti in servizio, che spesso superano i massimali di assistiti. A confermare la pressione sulla medicina generale sono i dati ufficiali del Ministero della Salute: il 51,7% dei medici di famiglia ha superato la soglia ordinaria di 1.500 assistiti. La situazione più critica si registra in Lombardia, dove la percentuale raggiunge il 74%, seguita dal Veneto con il 68,7%, dalla Provincia autonoma di Bolzano con il 65,1%, dalla Valle d’Aosta con il 61,1%, dalla Sardegna con il 60,6% e dalla Campania con il 58,8%.

Sono complessivamente dieci le Regioni, oltre alle Province autonome di Trento e Bolzano, nelle quali più della metà dei medici supera quota 1.500 pazienti. Il sovraccarico può ridurre il tempo disponibile per la prevenzione, il monitoraggio delle patologie croniche e la continuità assistenziale. Alla carenza numerica si aggiungono gli ambiti territoriali rimasti vacanti, con ricadute soprattutto nelle comunità in cui l’accesso alle cure è più difficile. La situazione rischia di aggravarsi nei prossimi anni. Secondo le elaborazioni FIMMG su dati ENPAM, tra il 2026 e il 2031 saranno 10.681 i medici di assistenza primaria che raggiungeranno i 68 anni, maturando i requisiti anagrafici per il pensionamento. Per garantire il ricambio generazionale sarà quindi necessario formare un numero adeguato di nuovi professionisti. Tuttavia, anche ipotizzando il mantenimento di circa 2.200 borse di formazione all’anno e un tasso di abbandono del 20%, le simulazioni della Federazione indicano il rischio che il deficit rimanga sostanzialmente invariato. Una parte dei medici attualmente in formazione, inoltre, è già convenzionata e non rappresenterà quindi un ingresso aggiuntivo nel sistema al termine del percorso.

Dalla formazione arrivano comunque segnali positivi. Per il triennio 2026-2029 le borse disponibili sono passate da 2.228 a 2.651, con 423 posti in più e un incremento del 19%. Crescono anche i candidati al concorso, saliti da 5.396 a 5.875, con un aumento di 479 iscritti, pari all’8,9%. Restano però marcati gli squilibri territoriali tra il numero di aspiranti medici e le borse finanziate dalle Regioni. In Campania, a fronte di 1.080 iscritti al concorso, sono disponibili soltanto 240 borse. Nel Lazio si contano 200 borse per 600 candidati, mentre in Emilia-Romagna sono 185 per 625 iscritti. In Piemonte la situazione è opposta: le 300 borse disponibili superano i 288 candidati. Per FIMMG, l’aumento delle candidature rappresenta un’opportunità da non disperdere, ma non basta a risolvere la carenza. La sfida è rendere la medicina generale una scelta professionale attrattiva e sostenibile, garantendo condizioni di lavoro adeguate e strumenti coerenti con i bisogni assistenziali della popolazione.

La Federazione chiede interventi concreti per rafforzare la professione: riduzione degli adempimenti burocratici, per restituire tempo alla relazione con il paziente; studi professionali tecnologicamente attrezzati; strumenti diagnostici per potenziare la capacità di risposta sul territorio; riconoscimento della medicina generale come specializzazione universitaria e detassazione degli incentivi professionali. L’obiettivo, sottolinea FIMMG, non è soltanto sostituire i medici che lasceranno il servizio, ma creare le condizioni per garantire un’assistenza territoriale accessibile, continuativa e sostenibile. I dati sulla carenza, sul sovraccarico degli assistiti e sui pensionamenti attesi indicano la necessità di intervenire sia sulla programmazione della formazione sia sull’organizzazione quotidiana del lavoro dei medici di famiglia.

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