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21 Ottobre 2026Aceti: “Solo due Regioni pienamente adempienti sugli standard dei tempi massimi. Servono più controlli e indicatori Lea”

Le Regioni hanno lasciato inutilizzati 300 milioni di euro destinati alle misure per ridurre le liste d’attesa nel periodo 2022-2025, mentre i risultati restano preoccupanti. È la denuncia di Tonino Aceti, presidente di Salutequità, che commenta all’Adnkronos Salute la relazione della Corte dei conti sull’attuazione degli interventi per abbattere i tempi di attesa. “La fotografia che ci restituisce la Corte dei conti è ben lontana dal tranquillizzare i cittadini e ci certifica che siamo in una fase emergenziale”, afferma Aceti. Secondo l’analisi di Salutequità, nel periodo gennaio-luglio 2026, sulla piattaforma delle liste d’attesa gestita da Agenas, soltanto due Regioni risultavano pienamente adempienti rispetto agli standard sui tempi massimi per visite ed esami: Basilicata e Marche per un indicatore, Basilicata e Veneto per l’altro.
“Ci si permette il lusso di non spendere i soldi quando solo due Regioni rispettano i tempi”, osserva Aceti, che richiama anche le criticità evidenziate dalla Corte dei conti sulla qualità delle informazioni trasmesse dalle amministrazioni regionali. La “scarsa completezza e uniformità” dei dati, sottolinea, rende difficile valutare in modo affidabile i risultati raggiunti. Una fragilità che preoccupa anche nell’eventualità di un miglioramento delle performance registrato negli ultimi mesi. Per Aceti, la relazione della Corte dei conti è inoltre in controtendenza rispetto alla scelta del Governo di trasferire, con il decreto Pa, il controllo sulle liste d’attesa dall’organismo contabile agli uffici del ministero della Salute. La Corte richiama infatti la necessità di rendere più efficaci i meccanismi di responsabilizzazione, individuare tempestivamente le inadempienze, applicare le sanzioni previste ed esercitare, quando ne ricorrono i presupposti, i poteri sostitutivi.
La proposta di Salutequità è rafforzare il monitoraggio delle performance regionali attraverso il Nuovo sistema di garanzia dei Lea. “Oggi invece c’è un solo indicatore core proprio sulle liste di attesa”, rileva Aceti. Potenziare gli indicatori specifici consentirebbe, secondo il presidente dell’associazione, di rendere più stringente la valutazione delle Regioni e di superare le difficoltà nel misurare il rispetto dei tempi di accesso alle prestazioni. “Il governo delle liste d’attesa deve diventare concretamente il vero banco di prova per le Regioni”, conclude Aceti, chiedendo di alzare l’asticella delle verifiche e della responsabilizzazione per garantire ai cittadini un accesso alle cure nei tempi previsti.
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