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06 Ottobre 2026

Schermi vietati sotto i 3 anni e niente smartphone prima dei 13: al Senato la prima proposta di legge

SIP, Terre des Hommes e la senatrice Malpezzi presentano un ddl bipartisan per proteggere lo sviluppo neurocognitivo dei bambini


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Nessun dispositivo digitale sotto i 3 anni, nessuno smartphone personale prima dei 13, nessun accesso autonomo ai social prima dei 16. E una proposta di legge al Senato per tradurre queste indicazioni in un intervento strutturato di prevenzione nazionale. È il quadro presentato dalla Società Italiana di Pediatria insieme alla senatrice Simona Malpezzi e a Fondazione Terre des Hommes Italia, in un'iniziativa che ha raccolto firme bipartisan da tutti i gruppi parlamentari.

Il punto di partenza è epidemiologico. Un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni usa lo smartphone quotidianamente. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre il 62% ha già almeno un profilo sui social network. E il 15% degli undicenni mostra già segni di uso problematico della tecnologia. È il quadro fotografato dai dati Save the Children su cui la Società Italiana di Pediatria ha costruito la sua proposta.

«Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo e ha bisogno di esperienze reali: relazione, contatto, movimento, gioco, ascolto e interazione con l'adulto», afferma Rino Agostiniani, Presidente SIP. «Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di evitare che venga introdotta troppo presto e che sottragga spazio a esperienze fondamentali per la crescita. I pediatri possono svolgere un ruolo decisivo: informare, intercettare precocemente le situazioni di rischio e offrire ai genitori indicazioni concrete. Questa proposta trasforma le evidenze scientifiche in un intervento strutturato di prevenzione».

Il testo prevede l'adozione, entro sei mesi, di Linee guida nazionali elaborate dal Ministero della Salute insieme ai Ministeri dell'Istruzione e della Famiglia, con indicazioni su tempi e modalità di accesso al digitale per ogni fascia d'età fino ai 18 anni. La proposta articola l'intervento su quattro assi: introduzione nei corsi preparto e nei bilanci di salute pediatrici di consulenze sull'uso degli schermi; divieto di dispositivi digitali nei servizi educativi per la fascia 0-3 anni, con obbligo di privilegiare relazione, gioco libero e sviluppo del linguaggio; formazione obbligatoria per pediatri, ostetriche, educatori e assistenti sociali sulla neurobiologia dello sviluppo e sui rischi digitali; istituzione di un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori presso il Ministero della Salute, con aggiornamento almeno triennale delle linee guida.

«Questo disegno di legge mette al centro la tutela dei più piccoli attraverso un potenziamento dell'informazione e della formazione, soprattutto dei genitori», dichiara la senatrice Malpezzi. «Ormai sappiamo che questi strumenti fanno malissimo ai nostri giovani e in maniera maggiore ai più piccoli».

Tra i fenomeni emergenti segnalati dagli esperti, l'uso da parte degli adolescenti di chatbot basati sull'intelligenza artificiale come interlocutori per problemi personali — una tendenza che pone interrogativi ancora aperti sulle ricadute nello sviluppo emotivo e relazionale. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza al Bambino Gesù di Roma — dove è stato aperto un ambulatorio dedicato all'uso problematico delle tecnologie digitali — sottolinea che «quando l'uso digitale diventa difficile da controllare è opportuno richiedere una valutazione specialistica».

«Questo disegno di legge è frutto di tantissimi anni di lavoro a contatto con i più giovani e mira a porre l'Italia all'avanguardia, creando le prime best practices condivise per trattare e prevenire i disturbi connessi alla sovraesposizione al digitale», aggiunge Marisa Marraffino, consulente legale di Terre des Hommes Italia. «È una riforma strutturata che parte dagli adulti per proteggere l'infanzia. I tribunali di tutto il mondo ci stanno mostrando i danni e le responsabilità degli algoritmi nell'esposizione precoce ai devices».

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