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04 Novembre 2022

Ricerca, la classifica delle migliori scienziate donne. Sette italiane tra le prime 100

La ricerca accademica a ogni livello è ancora dominata da scienziati maschi, ma sono sempre più numerose le donne che spiccano a dispetto dei molti ostacoli che mediamente rendono il loro percorso professionale più impervio, e la loro carriera meno rapida di quella dei colleghi maschi, come dimostrano sempre più studi


La ricerca accademica a ogni livello è ancora dominata da scienziati maschi, ma sono sempre più numerose le donne che spiccano a dispetto dei molti ostacoli che mediamente rendono il loro percorso professionale più impervio, e la loro carriera meno rapida di quella dei colleghi maschi, come dimostrano sempre più studi.

Ora il sito research.com ha stilato la prima classifica internazionale delle scienziate più prolifiche e apprezzate del mondo, con lo scopo dichiarato di fornire ispirazione e figure di riferimento alle giovani aspiranti ricercatrici e magari anche "contribuire a fornire opportunità, visibilità e pari opportunità alle donne nella scienza", come spiega il responsabile del progetto Imed Bouchrika, che dopo essersi formato in Inghilterra oggi insegna Computer Science all'Università di Souk Ahras, in Algeria.
La classifica è stilata sulla base del più comune tra gli indicatori sintetici della qualità della produzione scientifica, chiamato h-Index, o indice di Hirsch, dal nome del ricercatore che lo ha inventato: è un semplice numero che indica quanti articoli dell'autrice e pubblicati su riviste scientifiche censite hanno ricevuto almeno altrettante citazioni da parte di lavori successivi. È un numero che intende riassumere non solo la quantità della produzione, ma anche la valutazione che ne hanno dato collettivamente i ricercatori che pubblicano a loro volta sul tema, citando le ricerche che ritengono più significative.

Questo, almeno, è quello che accade in teoria, perché in pratica nella storia della scienza è stato più volte osservato il cosiddetto "effetto Matilda": il fenomeno (che prende il nome dall'attivista americana per il voto alle donne Matilda Joslyn Gage) per cui i risultati delle ricerche compiute da una donna vengono spesso attribuiti in tutto o in parte a un uomo. Un recente studio ha anche rilevato che persino a parità di qualità scientifica delle ricerche – valutate sulla base di parametri oggettivi da un sistema di intelligenza artificiale – quelle firmate da nomi maschili tendono a ricevere in media il 10% di citazioni in più.
In questo contesto, le scienziate americane dominano comprensibilmente la classifica, con 623 nomi su 1000, seguite da inglesi, tedesche, australiane, francesi, canadesi, olandesi e italiane. Poiché però la classifica attribuisce la nazionalità in base all'istituzione di ricerca, è chiaro che le scienziate italiane nella top 1000 sono assai più delle 19 che lavorano in Italia.

Tra queste, domina la classifica Silvia Franceschi medico ed epidemiologa che dirige il Centro di riferimento oncologico di Aviano, seguita dalla fisica delle particelle Speranza Falciano e  Eva Negri, anche lei epidemiologa, all'Istituto di ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Al quarto posto la cardiologa Silvia Priori dell'Università di Pavia seguita dall'astrofisica Patrizia Caraveo. La classifica è consultabile liberamente online (https://research.com/scientists-rankings/best-female-scientists/it) tenendo a mente che il giudizio è basato solo su un unico parametro sintetico, che riassume solo una parte della carriera scientifica. Insomma, chi figura in quella lista è una scienziata con i controfiocchi, ma i confronti tra discipline diverse lasciano il tempo che trovano, e di sicuro ci sono moltissime scienziate italiane di assoluto valore internazionale anche al di fuori di questa lista.

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